Luco dei Marsi

Addio a Mario Petricca, l’uomo che guidava le rivolte operaie

4 Luglio 2026

Fu il primo in Italia a ottenere il reintegro sul posto di lavoro. E a lui si ispirarono le tute blu della Fiat. Promotore delle serrate alla vecchia “Imma”, ricevette un atto di clemenza dal presidente Pertini

LUCO DEI MARSI. Non solo un amministratore. Non solo un marito e nemmeno solo un padre. Non un semplice operaio e non solo un amante dell’arte. Mauro Petricca è stato tutto e più di questo. Una personalità rara. Un uomo tutto d’un pezzo. È scomparso ieri all’età di 71 anni. Tradito da una malattia che lo aveva colpito una decina d’anni fa. «Indiscutibilmente, è stato l’emblema dell’etica del lavoro», dicono gli amici di una vita. Originario di Luco dei Marsi, lavorava il ferro e faticava nei cantieri come operaio metallurgico. In quello spaccato di sudore e dignità, ha saputo fare la differenza. Ha vissuto la disperazione delle lotte sindacali. Nei periodi bui, quando per mesi i lavoratori venivano lasciati senza il pane, si è fatto promotore della protesta. Fedele alla Costituzione e ai diritti sanciti dallo Stato, ha guidato una lunga, estenuante serrata nei locali della vecchia Imma di Avezzano.

Per quell’iniziativa fu indagato e perseguito. Poi “salvato” a fine anni ’70 da un atto di clemenza dell’allora capo dello Stato Sandro Pertini. È passato alla storia per essere stato il primo in Italia a cui è stato applicato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori nell’ambito del reintegro occupazionale. Era infatti stato allontanato dall’azienda dopo le sommosse sindacali. Persino gli operai della Fiat di Torino presero ad esempio il caso “Petricca” per fare leva sulle istanze di reintegro negli stabilimenti produttivi. Quel precedente è divenuto l’emblema del riscatto operaio, al punto che è stato oggetto di studi scolastici e tesi di laurea. Il passato vissuto in prima linea e il carattere determinato lo avvicinarono al mondo politico della sua terra. Da sempre vicino alla sindaca recentemente scomparsa Marivera De Rosa. Hanno condiviso gli ideali, i colori di partito, la stima reciproca e la guida del paese. E nell’ultimo periodo, anche la malattia.

Gli è stato leale per tutta la vita. L’ha sostenuta e supportata nell’iniziativa amministrativa. Fino a conclusione dello scorso mandato, era assessore ai Lavori Pubblici. Incarico che ricopriva con infinito senso di responsabilità. E poi c’era la passione per l’arte. La pittura in particolare. La sua compagna di vita è la nota poetessa luchese Maria Assunta Oddi. In tutte le occasioni che l’hanno vista al centro della scena, lui era lì in prima fila ad ammirarne il talento. Hanno due figli, Andrea e Antonio. E due nipoti, Domenico e Frida, in onore di Frida Kahlo. «Mauro è stato una storica voce della più nobile politica luchese e marsicana, impegnato per decenni, fin dalla primissima giovinezza, nelle diverse battaglie al fianco dei lavoratori, per il rispetto dei diritti fondamentali di tutti e per la tutela dei più fragili di ogni tempo», ha commentato il sindaco di Luco, Giorgio Giovannone.

«È stato anche, con tutti i suoi molteplici interessi, un uomo di profonda cultura e, artista anch’egli, appassionato di arte a tutto campo, compagno di percorsi culturali e di azione sul territorio accanto a figure come Romolo e Mirka Liberale, fino all’ultimo attivo componente dell’associazione “Presenza Culturale”, di cui è stato tra i fondatori». I funerali avranno luogo domani alle ore 16 nella chiesa di San Giovanni Battista a Luco dei Marsi.

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