Investiti 4 milioni in obbligazioni, spariti i soldi di otto risparmiatori

Un promotore legato a un noto istituto di credito propone di puntare su una società in Lussemburgo. Alla scadenza il capitale non è stato rimborsato, fallita la mediazione per il recupero delle somme
LANCIANO. Hanno investito risparmi per oltre 4 milioni di euro in obbligazioni di una società estera che, alla scadenza, non ha rimborsato il capitale. Temono di aver perso gran parte di quei soldi, frutto di una vita di lavoro e sacrifici, otto risparmiatori di Lanciano, tutti correntisti di un noto istituto di credito e senza alcuna esperienza finanziaria. La loro storia comincia come tante altre di risparmio tradito: una telefonata di fiducia, il nome di una banca solida, la rassicurazione di chi, per professione, dovrebbe proteggere chi gli affida i propri soldi. Finisce, per ora, con un gruppo di clienti che si sentono doppiamente traditi, prima da chi ha venduto loro un prodotto rivelatosi inadeguato, poi dalla banca che dovrebbe vigilare su quel venditore e che, di fronte alle richieste di risarcimento, si sarebbe chiusa a riccio. L'istituto di credito, che avrebbe segnalato e fatto radiare il proprio promotore, sostiene di non avere responsabilità.
«I nostri assistiti sono stati contattati alcuni anni fa da un promotore finanziario dipendente della banca, qui a Lanciano», ricostruiscono i legali degli otto risparmiatori, gli avvocati Alessandra Sideri e Giuseppe Undari, «il promotore ha proposto loro l'acquisto di “note” emesse da una società con sede in Lussemburgo, riconducibile a un avvocato italiano legale rappresentate della società emittente, assicurando che l'investimento fosse garantito da immobili in Svizzera. Per loro stessa ammissione, i risparmiatori coinvolti non avevano alcuna esperienza in materia di investimenti finanziari. E le note in questione, secondo quanto emerso, non erano quotate su alcun mercato regolamentato». Le obbligazioni sono state sottoscritte tra il 2022 e il 2023. In questi quattro anni la società ha pagato alcune cedole (gli interessi), ma dal giugno 2025 non sarebbe arrivato più niente sui conti correnti dei clienti.
Alla scadenza nel settembre 2025, poi, il capitale non è stato rimborsato. La somma totale ammonta a 4,3 milioni di euro, mentre le cifre investite dai singoli risparmiatori vanno da 200mila euro a un milione 200mila euro. Risparmi di una vita con i quali pensionati, casalinghe, operatori sanitari, sognavano di comprare casa o sistemare i figli. Di fronte al mancato rimborso, i risparmiatori hanno avviato verifiche autonome. «La società risulta aver depositato l'ultimo bilancio nel 2020», riferiscono ancora i legali, «una circostanza che, se confermata, solleva interrogativi non banali su come un prodotto con queste caratteristiche abbia potuto essere proposto ad una clientela priva di qualsivoglia competenza finanziaria». Interpellata dopo il mancato rimborso, la banca sostiene di essersi limitata a una mera presa d'atto dell'operazione, poiché i clienti avrebbero operato in autonomia, e quindi di non poter essere chiamata a rispondere dell'operato del promotore.
«Una linea difensiva che contestiamo», spiegano gli avvocati Sideri e Undari, «proprio in relazione a questi stessi fatti, l'istituto di credito ha segnalato alla commissione disciplinare il proprio promotore, che è stato conseguentemente radiato dall'albo dei consulenti finanziari. Questo dimostra come la banca fosse perfettamente consapevole della irregolarità dell'operato del proprio dipendente, ben prima che i risparmiatori bussassero alla sua porta per chiedere conto del danno subito». Per le controversie di questo tipo, la legge italiana impone, prima di poter accedere al giudizio, un tentativo di mediazione obbligatoria.
I clienti coinvolti hanno quindi attivato le relative procedure, nella speranza di trovare un accordo che evitasse le lungaggini e i costi di un contenzioso. La banca, tuttavia, non si è presentata a nessuno degli incontri di mediazione fissati. Un'assenza che pesa soprattutto sul lato umano. «Questa vicenda non è soltanto la storia di un prodotto finanziario andato male», concludono gli avvocati, «ma pone interrogativi sulla qualità della vigilanza che le banche esercitano sulla propria rete di promotori e consulenti finanziari». Non è escluso che la vicenda possa avere risvolti penali.
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