Amiternum, ritrovati negli scavi i tesori dei Sabini / Le foto

Dopo la piscina dell’età augustea spuntano nuovi reperti. Riemersi i resti di un pozzo e antiche iscrizioni da decifrare

L’AQUILA. Una vera di pozzo in pietra bianca intagliata con decorazioni mitologiche. È il «gioiello» venuto alla luce, nei giorni scorsi, durante gli scavi della piscina romana ad Amiternum, realizzati dalla Soprintendenza archeologica d’Abruzzo e diretti da Rosanna Tuteri. Di sensazionale valore scientifico anche le scoperte dei mesi scorsi: reperti di fase arcaica, della città sabina precedente a quella romana.

LA VERA. Il prezioso elemento architettonico (la balaustra di protezione) risale all’epoca classico-imperiale ed è poi stato riutilizzato in epoca tardo antica, dalla città medievale. Inizialmente la vera era, infatti, una balaustra chiusa attorno al foro di un pozzo, realizzata per impedire, prima di tutto, che qualcuno potesse cadervi accidentalmente, e poi come appoggio per calare i secchi. «Conserva ancora le tracce delle corde usate per tirare su i recipienti. Solo in un secondo momento, la vera deve essere stata sigillata sul fondo e sono state create scanalature per permettere all’acqua di entrare, uscire e filtrare qualcosa all’interno, forse il grano che doveva essere lavato», spiega la Tuteri. «È stata trovata in giacitura secondaria, cioè l’abbiamo rinvenuta non nella sua posizione originaria. Quando la città romana aveva dismesso la sua funzione di potere, molti elementi infatti sono stati riutilizzati dagli abitanti di Amiternum per una vita più modesta». Molto interessante anche la decorazione intagliata sulla vera. «A un primo esame c’è l’immagine di una testa di toro piuttosto bozzettistica, rozza, molto simpatica», spiega l’archeologa. «È come se fosse dentro a una specie di edificio, affacciato alla finestra. Sull’altro lato c’è un guerriero, un gladiatore, che si protegge con lo scudo dal toro è che sembra entrare e uscire da questo edificio. È facile un richiamo mitologico, ma, poiché la vera è stata appena trovata, ogni ipotesi resta tale. Non dev’essere stata realizzata da un grande scultore ma è comunque un elemento di pregio».

LA FASE ARCAICA. Nei mesi scorsi gli scavi realizzati in collaborazione tra la Soprintendenza e l’Università tedesca di Colonia hanno portato alla luce reperti del sesto secolo avanti Cristo della città di Amiternum. «Sono testimonianze di piena fase arcaica, quando ancora i romani non erano arrivati in questa zona e c’erano i Sabini», spiega la Tuteri. «In quel periodo la città già doveva essere importante. Vicino all’attuale chiesa di San Michele Arcangelo abbiamo trovato un terreno terrazzato, con edifici e diverse testimonianze, tra cui straordinari frammenti con iscrizioni paleosabelliche, simili a quelle del guerriero di Capestrano, delle stele di Penna Sant’Andrea». Proprio questa fase di sesto secolo a.C. è il presupposto dello splendore della città in epoca romana. «Questa scoperta ci ha riempito di orgoglio», ha continuato l’archeologa. «Significa che la storia di questa città va oltre ogni nostra immaginazione. Le iscrizioni rinvenute sono allo studio di importanti personaggi nell’archeologia italiana. Saranno esposte con il nuovo allestimento all’interno del museo di Chieti. Intanto le stiamo restaurando e ci auguriamo di poter terminare questo lavoro entro l’inizio dell'anno prossimo. Si tratta di quattro o cinque frammenti con iscrizioni di vario genere che presto verranno decifrate».

Michela Corridore

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