AVEZZANO
Le rotte del narcotraffico nel Fucino non sono cambiate. A distanza di appena quattro anni dall’inchiesta della Procura di Avezzano che aveva smantellato i vertici dello spaccio al buio dei campi, i luoghi del degrado si ripopolano con le medesime modalità. Al centro dello smercio, l’anfratto naturale ricavato sotto il ponte di Strada 36.
Le immagini scattate dal Centro, descrivono una situazione di radicamento preoccupante. Su uno dei fianchi dell’infrastruttura è stato ricavato un ingresso che immette in un ambiente di tipo ipogeo, una sorta di “caverna” utilizzata come base logistica. All'interno si scorgono rifiuti organici, coperte e materiali vari che testimoniano una presenza continuativa e stanziale. Durante le ore notturne, l'area si trasforma in un centro di smistamento per i consumatori provenienti dai diversi comuni della Marsica, che raggiungono l’argine settentrionale del canale collettore centrale per acquistare dosi di stupefacente. «Qui la notte sembra un porto di mare», rivela un imprenditore agricolo, stanco di vedere sminuito e denigrato il luogo simbolo dell’identità del territorio.
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L’INCHIESTA DEL 2022
Il ponte di Strada 36 non è nuovo alle cronache giudiziarie. Qui, nell’ottobre del 2022, un’operazione dei carabinieri della compagnia di Avezzano, coordinata dal procuratore Maurizio Maria Cerrato, aveva portato alla luce oltre mille episodi di spaccio. Tutti documentati. L’istruttoria aveva ricostruito un sistema collaudato: spacciatori clandestini che vivevano sotto i ponti o in casali abbandonati del Fucino, che nascondevano la droga sottoterra o nella fitta vegetazione dei canali di irrigazione. Tra gli acquirenti identificati, all’epoca, figuravano numerosi giovani studenti marsicani. Le dinamiche odierne, immortalate dagli abiti gettati a terra e dal via vai notturno, suggeriscono che il modus operandi è rimasto immutato: contatti rapidi, appuntamenti tramite chat telefoniche non rintracciabili e uso del territorio come magazzino a cielo aperto. «Qualche tempo fa, durante un intervento di bonifica della fascia demaniale nel tratto compreso tra Strada 38 e Strada 39, abbiamo provveduto alla rasatura della vegetazione», ha spiegato uno dei soci dell’associazione di pesca al colpo Asd Crisalide, titolare della gestione dell’area. «L’indomani, arrivati sul posto, abbiamo scoperto un gruppo di giovani di colore, intenti a frugare tra gli sfalci, alla ricerca della droga che vi avevano precedentemente nascosto».
Il degrado
Solo poche settimane fa, un'inchiesta giornalistica cura di un tg d’informazione di Rete 4, condotta con il supporto di don Antonio Coluccia - il prete impegnato nel contrasto alle piazze di spaccio - aveva individuato un casolare adibito a centrale del narcotraffico a Borgo Ottomila, quartiere nel territorio comunale di Celano. In quell'occasione, il sindaco Settimio Santilli, era intervenuto di propria iniziativa per ordinarne la pulizia, l'igienizzazione e la chiusura. Operazione che aveva sollevato un acceso dibattito sulle competenze istituzionali. L’immobile, catastalmente intestato alla “Regione Abruzzo - Riforma Fondiaria”, è finito al centro di un complesso rimpallo di responsabilità tra uffici regionali e dipartimenti per l’agricoltura. In quella situazione di stallo, il Comune si è fatto carico degli oneri della bonifica. In quella circostanza, Santilli ha più volte ribadito come i sindaci siano spesso lasciati soli a gestire emergenze di ordine pubblico che spetterebbero allo Stato e alle forze di polizia.
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