Avezzano, una targa per ringraziare i militari romeni

AVEZZANO. Furono ben 542 i morti rinchiusi nel campo di concentramento della città e poi seppelliti nel cimitero realizzato alle pendici del Salviano che aiutarono gli avezzanesi a ricostruire...

AVEZZANO. Furono ben 542 i morti rinchiusi nel campo di concentramento della città e poi seppelliti nel cimitero realizzato alle pendici del Salviano che aiutarono gli avezzanesi a ricostruire Avezzano dopo il sisma del 1915. A loro, ieri mattina, il sindaco Gianni Di Pangrazio, l’ambasciatrice della Romania Dana Constantinescu, il presidente dell’Istituzione per il terremoto Giovambattista Pitoni e il direttore Sergio Natalia, hanno reso omaggio con una stele posizionata dove un tempo c’era il cimitero. Una pagina storica dimenticata che l’istituzione ha voluto far conoscere agli studenti anche con il convegno “Terremoto e grande guerra”, al quale ha preso parte, tra gli altri, l’ammiraglio Romano Sauro, nipote di Nazario. Durante i lavori, coordinati da Eliseo Palmieri, è stato messo in luce il legame, da 100 anni, tra Avezzano e la Romania. Natalia ha parlato delle “Saldature tra terremoto e grande guerra”, mentre Sauro ha ricordato il lavoro del nonno e la funzione avuta dagli irredentisti nei soccorsi durante il terremoto del 1915. Al termine del convegno gli amministratori e l’ambasciatrice si sono spostati al cimitero dei prigionieri austriaci, dove è stata svelata una targa che ricorda il sacrificio di questi giovani combattenti. (e.b.)

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