Campo di Giove, dietro la protesta degli operai lo spettro del caporalato

Gli egiziani saliti su un tetto hanno riferito di stipendi inferiori rispetto a quanto pattuito con l’impresa
CAMPO DI GIOVE. Un nuovo sviluppo si aggiunge all’inchiesta riguardante gli otto operai egiziani che, lo scorso mese, avevano occupato il tetto dell’ex struttura ricettiva Lo Scoiattolo Nero di Campo di Giove in segno di protesta.
La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di caporalato, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dai lavoratori e delle indagini condotte dai carabinieri della stazione locale e dalla Guardia di finanza.
Gli operai hanno infatti denunciato di essere stati reclutati come manovali in un cantiere e di aver ricevuto stipendi inferiori rispetto a quanto concordato, per una durata di sette mesi.
Tuttavia, l’azienda coinvolta ha contestato tali affermazioni, presentando alla Guardia di finanza e al nucleo ispettorato del lavoro prove di bonifici effettuati e di contratti firmati con i lavoratori. Secondo l’impresa, era stato garantito anche vitto e alloggio agli operai nelle residenze selezionate nel centro peligno.
L’occupazione del ponteggio e la rimozione delle tegole da parte degli otto manovali stranieri, nel tentativo di ottenere somme arretrate ammontanti a 30 mila euro, ha portato la Procura a iscrivere gli stessi lavoratori nel registro degli indagati per occupazione abusiva del cantiere, violenza privata ed estorsione, quest’ultimo reato denunciato dall’impresa.
Le condizioni lavorative denunciate dagli operai hanno però ampliato il quadro dell’inchiesta, sollevando preoccupazioni su temi di sfruttamento e diritti dei lavoratori. Gli otto operai, dopo un lungo confronto che ha visto le trattative protrarsi per sette ore, hanno poi deciso di porre fine alla loro protesta. Successivamente hanno lasciato l’Abruzzo e sono stati trasferiti a Verona, con il viaggio pagato da un’associazione onlus.
La vicenda mette in luce questioni importanti legate ai diritti dei lavoratori e alle condizioni di lavoro nel settore edilizio, che necessitano di un attento monitoraggio e di interventi adeguati da parte delle autorità competenti. Lo spettro del caporalato torna ad aleggiare anche in Valle Peligna dopo il caso Fucino.
La Procura inoltre aveva acceso un faro sui lavori del sisma bonus e sulle varianti urbanistiche.
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