Caro bollette e materie prime: addio a 5 locali del centro città 

Fipe Confcommercio: «All’inizio di ottobre comincerà il massacro di bar e ristoranti»

L’AQUILA. La stangata sulle bollette e sulle materie prime è fortissima. E ora alcune attività del centro storico dell’Aquila mollano la presa e chiudono. Lasciando a casa decine di lavoratori. Lo fanno prima di dover accendere i riscaldamenti, componente pesantissima nei bilanci delle attività, soprattutto in una città fredda nei mesi invernali come il capoluogo abruzzese. Ma lo fanno anche prima che la riduzione delle ore di luce giornaliere costringerà a tenere l’illuminazione accesa più a lungo. È, questo, un momento di vera disperazione nel settore del commercio, che fa sembrare lontanissimi quei momenti di festa vissuti nei giorni della storica visita del Papa, con attività e strutture invase dai clienti. È trascorso meno di un mese.
«Fra una settimana vedremo i primi effetti diretti della crisi energetica nelle vie della città: chiuderanno infatti diverse attività nel centro storico dell’Aquila, almeno cinque dal 1° ottobre. Si tratta di bar, ristoranti e pizzerie». A lanciare il nuovo allarme sulla tenuta delle attività commerciali è Daniele Stratta, presidente provinciale della Fipe Confcommercio, «quattro chiuderanno definitivamente, la quinta si ferma adesso per poi riaprire a Pasqua così da abbattere i costi dei mesi invernali. In realtà ce n’è una sesta, che sta cercando spazi per spostarsi e tentare così di salvarsi. È una lotta alla sopravvivenza. Sono pochi quelli che hanno contratti a prezzi fissi con i gestori energetici, tutti gli altri sono in balìa degli aumenti vertiginosi, quindi doppiamente colpiti dalla crisi in corso».
Il rappresentante dei pubblici esercizi spiega poi conti alla mano: «Un bar mi ha mostrato le bollette: nel luglio dell’anno scorso ha pagato mille euro per l’elettricità, mentre a luglio 2022 ne ha pagati 4mila. Ai rincari delle bollette bisogna aggiungere quelli delle materie prime e delle forniture, che a loro volta sono aumentati tra il 40 e il 60%. Noi siamo stati costretti ad alzare i prezzi, ma abbiamo potuto farlo solo minimamente, tra il 10 e il 20%, per non andare fuori mercato». Quindi l’esempio pratico: «Una pizza margherita costava mediamente 5 euro fino a poche settimane fa, ora viene venduta a 6,50. Per stare nei costi dovremmo venderla a 10 euro. A questo punto, molti gestori, invece di aumentare ulteriormente e ridurre le vendite, preferiscono chiudere subito».
Quindi il problema specifico aquilano. «Così rischiamo di interrompere il processo di rinascita del centro storico dell’Aquila, che si ritroverà sempre più povero di servizi. Mentre si punta a uno sviluppo, andiamo invece incontro alla desertificazione», continua Stratta, lanciando il suo appello al Comune dell’Aquila: «Non è certo colpa del municipio questa situazione. Chiediamo però al Comune di darci una mano in questo massacro che sta iniziando, con un contributo nei limiti delle possibilità e delle norme. Altri Comuni lo stanno facendo. Chiediamo inoltre di organizzare eventi anche in inverno. Non ci bastano più 60 giorni di vero lavoro ogni anno per sostenere le nostre attività per tutto l’anno».
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