Cinque colpi di pistola contro un’auto

Sulmona, attentato per intimidire un giovane agli arresti domiciliari: si sospetta la vendetta fra bande di spacciatori

SULMONA. Cinque colpi calibro 9 sparati su un’auto. Tre a segno e due finiti contro il muro di un’abitazione. Cinque colpi sparati nel silenzio della notte. Un chiaro avvertimento, un segnale preciso, un’ intimidazione bella e buona: di sicuro la conferma che la criminalità locale ha deciso di alzare notevolmente il livello. Un’ogiva, dopo aver forato il vetro, si è conficcata dentro a un poggiatesta.

L’obiettivo era un giovane di Sulmona, Alfredo Scala, agli arresti domiciliari perché accusato di far parte di una banda di persone dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti. Banda che proprio in seguito all’inchiesta che ha portato all’arresto di 15 persone e alla denuncia di un’altra decina, sembra si sia spaccata in due. E secondo gli investigatori l’episodio intimidatorio rappresenterebbe la conferma di quello che fino ad oggi era solo un sospetto: due gruppi in lotta per il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio del Centro Abruzzo. Sulla inquietante vicenda sta indagando la squadra anticrimine del commissariato che dopo i rilievi sul posto ha provveduto a sequestrare l’Alfa Romeo GT, parcheggiata in piazza Ricciardi, una traversa di via Cappuccini, di proprietà del padre del giovane.

Nessuno ha visto niente, anzi nessuno si è accorto di niente: «Ho sentito dei botti», ha spiegato il ragazzo alla polizia, «pensavo fossero petardi».

A trovare un bossolo e a gettarlo nel secchio della spazzatura è stata ieri mattina una donna che si occupa delle pulizie del palazzo. Episodio che la donna avrebbe raccontato alla famiglia Scala. Facile e immediato il collegamento con gli spari di qualche ora prima. Un rapido controllo dell’auto e la telefonata al commissariato per raccontare l’accaduto. Sul posto, oltre all’anticrimine, sono arrivati anche gli ispettori della scientifica.

Gli agenti sono riusciti a ritrovare i cinque bossoli, uno dei quali nel secchio dell’immondizia dove l’aveva gettato la donna, ma solo tre ogive. Più i fori nel vetro posteriore dell’auto, nel cofano e nel paraurti. Ora il lavoro degli investigatori sarà incentrato tutto sull’esame dei reperti per poter risalire al tipo di arma che ha sparato i proiettili calibro 9 di tipo civile. Sono stati acquisiti anche i filmati delle telecamere del circuito cittadino. Anche se il sospetto è che l'attentatore abbia raggiunto la zona a piedi o sia uscito addirittura da qualche abitazione nelle vicinanze.

Claudio Lattanzio

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