Continua il caso ‘Gratta e Vinci’ a Carsoli: «Non ci credo, il biglietto era valido»

Dopo lo “stop” delle Dogane parla l’uomo che ha acquistato il “Color Puzzle” al bar Renato: «Volevo comprare una casa»
CARSOLI. «C’è qualcosa sotto. Il biglietto era vincente». Non crede all’epilogo deprimente di una vicenda che avrebbe dovuto garantirgli una sicurezza economica per il futuro. Nessuno gli aveva comunicato quanto scoperto dall’Agenzia per le dogane e i monopoli. La svolta gli è apparsa davanti agli occhi nero su bianco, sulle pagine del Centro. «Tutti abbiamo visto il numero fortunato. Al bar eravamo in tanti. Non possiamo esserci sbagliati».
L’uomo finito al centro della cronaca per le dinamiche giudiziarie attorno al ‘Gratta e Vinci’ da mezzo milione di euro, si ritrova in preda allo sconforto, senza certezze. Vede sfumare il sogno del montepremi e fa i conti con al realtà che resta. «Sono vent’anni che fatico. Continuerò a sudarmi il pane». È uno straniero come tanti, arrivato in Italia per garantirsi una stabilità economica. Lavora come muratore e vive in affitto nel piccolo centro marsicano, dove ormai lo conoscono in tanti. «Non avrei cambiato di molto la mia vita. Con i soldi avrei comprato un piccolo appartamento per non essere più costretto a pagare l’affitto», rivela amareggiato. E promette di darsi da fare, tramite il suo avvocato, per capire cosa sia accaduto durante le procedure di riscossione. Di fatto, cade l’inchiesta aperta dalla Procura di Avezzano dopo l’esposto presentato dall’avvocato dell’uomo, che rivendicava la metà esatta della vincita.
Il caso del ‘Gratta e Vinci’ da mezzo milione di euro finito al centro della cronaca nazionale si è concluso nel modo più incredibile possibile. L'Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) chiamata ad accertare la validità del biglietto, ha invece certificato l’assenza del numero fortunato. Il “Color Puzzl” da 5 euro, che sembrava aver cambiato le sorti di due persone, era in realtà perdente. Il castello di carte è crollato quando il tagliando è arrivato sul tavolo della commissione incaricata di accertare l’autenticità dei premi. La proprietaria del biglietto, una 70enne residente a Carsoli, aveva depositato il titolo in banca, salvo poi sparire dalla circolazione, in attesa del bonifico. Iniziativa che l’uomo ha interpretato come un tradimento. A detta sua, era stato lui a regalare alla donna il ‘Gratta e Vinci’ con la promessa che, in caso di vincita, avrebbero spartito il bottino. E per questo le ha fatto causa.
I funzionari hanno svelato la svista con semplicità quasi beffarda: il biglietto non era stato grattato completamente. In particolare, il numero che sembrava un “13” - associato al premio massimo - era in realtà un “43”. Una piccola porzione di vernice argentata, rimasta integra sulla pancia del numero “4”, lo aveva fatto apparire un “1”. Un errore di lettura banale, ma sufficiente a scatenare un caos mediatico e legale. L’euforia collettiva scoppiata al Bar Renato di Carsoli, dove la coppia aveva festeggiato pubblicamente la presunta vincita, aveva travolto i presenti. E nessuno aveva fatto caso al “responso” negativo ottenuto dalla titolare quando ha cercato di validare la vincita del biglietto. «Quando ha “sparato” sul codice a barre la macchina ha dato esito “non vincente”». È lo stesso uomo a confermarlo. Eppure quell’illusione ottica aveva convinto tutti del super colpo di fortuna. Innescando una reazione dopo l’altra. Compresi l’allontanamento della donna, la denuncia, la lite, l’esplosione del caso e l’amara verità.
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