Denise, l’ultima beffa: per lo Stato è viva

11 Febbraio 2026

Per la famiglia l’ennesimo dolore: dall’ambasciata italiana in Egitto non è mai arrivato l’atto che certifica la morte

L’AQUILA. Una vicenda che sembra non finire mai quella di Denise Ruggeri, la maestra di Cagnano Amiterno di 47 anni morta durante una crociera in Egitto, a causa della collisione tra due imbarcazioni. L’ennesima scoperta amara dopo un lungo calvario: ad oggi non esiste un certificato di morte, necessario per permettere al marito Adolfo Rocchi di terminare alcune questioni amministrative di famiglia. Sarebbe dovuto arrivare dal Comune di Alba Adriatica dove Denise aveva la residenza, che non lo ha mai ricevuto dall’Ambasciata italiana in Egitto. Il legale capitolino che segue la vicenda per conto della famiglia ha provato più volte a mettersi in contatto con il Console in Egitto, ma senza risultato. Per lo Stato italiano, insomma, Denise è ancora viva e così risulta dall’estratto fatto con lo Spid il giorno 5 febbraio, nonostante il funerale sia stato celebrato dopo un complicato e lunghissimo iter lo scorso 26 gennaio a Cagnano Amiterno.

Come è stato possibile fare il funerale senza certificato, che doveva essere peraltro rilasciato alla famiglia al termine della funzione e della sepoltura? Al momento l’agenzia funebre che si è occupata del trasporto e delle esequie di Denise ha soltanto il certificato di trasporto dall’Egitto in Italia della salma. Una notizia questa che forse può essere considerata di poco conto, ma che aggiunge un ulteriore tassello negativo al dolore dei familiari, costretti a subire ancora lungaggini e colpi di scena inaspettati. L’ennesimo, dopo la travagliata vicenda che ha fatto sì che la salma di questa sfortunata donna tornasse in Italia nel giro di poco tempo, ma che fosse poi “parcheggiata” al cimitero monumentale del Verano per più di un mese dal giorno dell’incidente, avvenuto il 21 dicembre vicino Luxor.

Da lì una serie di problematiche e complicazioni, a partire dalla mancanza dell’apertura di un’inchiesta al rientro di Denise in Italia, cosa resa possibile soltanto dopo la denuncia presentata dal legale. E poi le feste natalizie, l’autopsia più volte rimandata e un iter lunghissimo con continui intoppi per arrivare al funerale. In tutto questo c’è una famiglia che, stando a quanto trapela, dalle istituzioni non ha avuto il benché minimo aiuto e conforto, nonostante l’accaduto. E oggi c’è davvero una certa stanchezza, quella nel dover ancora lottare con le carte. 

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