Dieci anni fa Amatrice. La notte della Perdonanza in cui tutto si fermò: show cancellati e corteo ridotto

Dopo un vertice urgente in Prefettura si decise che la festa avrebbe lasciato spazio al lutto
Dieci anni fa, nella tarda serata del 23 agosto, si aprì la 722esima Perdonanza Celestiniana. Ci si preparava come sempre a una settimana di riti religiosi e momenti di festa e divertimento. La città, sette anni dopo il terremoto del 6 aprile 2009, mostrava ancora tutte le sue ferite. La basilica di Collemaggio sarebbe stata riaperta, dopo i lavori di restauro, più di un anno dopo, la notte di Natale del 2017. Quella del 2016 fu l’ultima Perdonanza “gestita” dalla giunta comunale guidata dal sindaco Massimo Cialente che, nel tradizionale discorso durante la cerimonia di accensione del tripode (che si svolse davanti alla basilica di San Bernardino con ultimo tedoforo Edwin Ese, un ragazzo nigeriano), disse: «È venuto il tempo di fare un bilancio e per la prima volta dopo sette anni e dopo momenti anche di disperazione, vedo nei volti degli aquilani tornare la serenità». Una serenità che durò poche ore. Nella notte fra il 23 e il 24 agosto 2016, alle 3.36, un terremoto di magnitudo 6, distrusse Amatrice e molti paesi del Centro Italia. La scossa si sentì forte anche all’Aquila tanto che, alle 4 del mattino, la città pullulava di persone “fuggite” in strada. L’incubo era tornato. Quell’edizione della Perdonanza subì un forte ridimensionamento. La mattina del 24 agosto ci fu una riunione in prefettura presieduta dal prefetto Francesco Alecci alla presenza del vicesindaco dell'Aquila, Nicola Trifuoggi. Cialente non c’era perché si era precipitato ad Amatrice per dare sostegno alla popolazione colpita dal sisma e mettere a disposizione dei senzatetto gli alloggi del piano Case e le casette (i musp) del post sisma 2009. In quel vertice convocato in tutta fretta si stabilì che il corteo non poteva attraversare il centro storico. C’erano questioni di sicurezza ed evidenti problemi di ordine pubblico perché in caso di terremoto si sarebbe scatenato un fuggi fuggi dalle conseguenze facilmente immaginabili. Furono annullati tutti gli spettacoli e fu fermato anche il festival jazz.
IL CORTEO Sulle cronache del Centro dell’epoca si legge: «Il corteo del 28 agosto, partito alle 17 dalla villa comunale, si è snodato fino al piazzale antistante la basilica di Santa Maria di Collemaggio. La parte istituzionale è stata limitata ai gonfaloni, listati a lutto, del Comune dell'Aquila (con dietro il presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti e una delegazione di consiglieri con il lutto al braccio), della Regione (con i presidenti della giunta regionale Luciano D'Alfonso e del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio) e della Provincia dell'Aquila (con il presidente Antonio De Crescentiis). C’erano, inoltre, il prefetto Francesco Alecci e il questore Alfonso Terribile. La parte storica, anch'essa molto ridotta nel numero dei partecipanti, era composta da una ventina di figuranti, in rappresentanza dei quattro Quarti aquilani e della Giostra cavalleresca di Sulmona e dalle tre principali figure del Corteo vale a dire la Dama della Bolla (Eleonora Ciocca), il Giovin Signore (Ferdinando Carluccio) e la Dama della Croce (Francesca Pancella). A chiudere il Corteo, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente con a fianco il comandante del Corpo della Polizia municipale Ernesto Grippo. La funzione religiosa è iniziata intorno alle 18. Il successivo rito solenne di apertura della Porta Santa è stato officiato dal cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo con a fianco l'arcivescovo metropolita dell'Aquila (non era ancora cardinale), monsignor Giuseppe Petrocchi. I fedeli, in base alle norme di sicurezza, hanno avuto accesso alla basilica, dalla Porta Santa, a gruppi di massimo settanta persone per volta, e sono usciti, percorrendo la navata laterale, dalla corrispondente porta sita sulla facciata principale della basilica». «L'Aquila e Amatrice sono unite da un legame fortissimo» disse il sindaco Cialente «il dramma che stanno vivendo le popolazioni rimaste senza casa ha riaperto una ferita che per noi non si è ancora rimarginata. Sappiamo benissimo cosa stanno passando e vogliamo essere vicini a loro». Al Corteo non partecipò il vicesindaco Trifuoggi che attese l’arrivo della Bolla sul sagrato di Collemaggio polemizzando nei confronti di alcuni consiglieri e assessori comunali che avrebbe sfilato per un “capriccio” e per un po’ di “visibilità”.
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