la polemica sul quadro

Ecce Homo, la trasferta a Rimini divide, «L’Aquila non è una colonia»

22 Agosto 2026

Sinistra italiana all’attacco sul prestito al meeting di Cl: «Atto di arroganza politica»

L’AQUILA

«Il prestito dell’Ecce Homo al meeting di Comunione e Liberazione è un atto di massima arroganza o disattenzione nei confronti dell’Aquila, nel momento più importante dell’anno (la Perdonanza) e nell'anno più importante, quello della capitale della cultura. Sembra d’essere una colonia più che un capoluogo di regione». Firmato Sinistra italiana.

Il matrimonio riminese tra il capolavoro di Antonello da Messina e il popolo di Comunione e liberazione (che Rosy Bindi ebbe a definire, anni or sono, «i clerico-fascisti di Cl», ai tempi della Dc di destra di Rocco Buttiglione) rischia di finire male. Magari non in maniera cruenta – come le più famose nozze tra Francesca da Rimini e Gianciotto Malatesta: amore e morte col terzo incomodo, il di lei cognato Paolo – ma comunque in una bufera politica a ridosso dell’annuale evento principale della città. Polemica che il centrodestra locale si sarebbe volentieri risparmiato. E sulla quale, tuttavia, il sindaco Pierluigi Biondi, chiamato in causa direttamente da Si, non si lascia – almeno per ora – trascinare. Galeotto fu il “transfert”, insomma. E chi lo scrisse.

Intanto, l’opera è da ieri esposta al Meeting, scortata – e guardata a vista – dalla direttrice del Museo nazionale d’Abruzzo Federica Zalabra, la quale non entra nella bagarre politica e risponde così dallo stand del ministero: «Io sono un tecnico e faccio il tecnico, quindi mi occupo dell’opera e della sua tutela in ogni istante». E ancora: «Abbiamo viaggiato insieme. Devo assicurarmi che il trasferimento avvenga in tutta sicurezza, cosa che è avvenuta, e che vengano utilizzate tutte le accortezze possibili e immaginabili. Parliamo di sicurezza fisica e nella conservazione. Posso confermare, pertanto, che non vi sono problematiche di alcun tipo sotto questi due aspetti. I livelli di conservazione sono elevatissimi e tutto è ben controllato. E posso affermare che il 28 l’opera sarà esposta di nuovo al Munda». La direttrice farà la staffetta tra L’Aquila e Rimini, dov’è in arrivo anche una restauratrice.

«Durante la Perdonanza, quando la nostra città accoglie migliaia di persone e si presenta al Paese, nell’anno della Capitale della Cultura, come riferimento nazionale, qualcuno ha deciso che la maggiore attrazione del Munda potesse essere messa da parte», argomentano Pierluigi Iannarelli (segretario comunale Sinistra Italiana-Avs), Lorenzo Rotellini, consigliere comunale e Fabrizio Giustizieri, segretario provinciale. «Il capolavoro non sarà visibile qui: verrà trasferito al Meeting di Cl. La domanda: era davvero necessario farlo proprio in questi giorni? Il Meeting di Cl è più importante della Perdonanza, patrimonio Unesco e cuore identitario (la salvaguardia dell’identità vale a giorni alterni?) della nostra città? Questa scelta è uno schiaffo alla città, un atto o di arroganza istituzionale o di massima disattenzione che conferma una verità che denunciamo da tempo: per il governo a trazione FdI, L’Aquila è una colonia, non una comunità da rispettare. Togliere un’opera di tale valore proprio nei giorni della Perdonanza significa indebolire l’offerta culturale aquilana. Non nasce da esigenze museali, né da ragioni scientifiche: nasce semmai da una logica di potere, da un uso proprietario del patrimonio culturale, da una visione che considera le opere d’arte strumenti di propaganda o doni per mostrare vicinanza. Questa non è una scelta culturale. È un’occupazione politica del patrimonio pubblico. Ma il sindaco Biondi ha provato a opporsi? Ha difeso la città? Ha chiesto che l’opera restasse qui durante la Perdonanza? Oppure ha accettato, senza battere ciglio, una decisione che penalizza la comunità che dovrebbe rappresentare? La Perdonanza è patrimonio Unesco: sottrarre un’opera di tale importanza proprio in questi giorni significa colpire deliberatamente la nostra offerta culturale e il nostro ruolo nazionale. Il messaggio è chiaro: chi governa oggi non riconosce L’Aquila come soggetto politico, ma come periferia in cui scorrazzare».

Per Alessandro Tomassoni (Gruppo misto), «l’Ecce Homo parte per Rimini, ma non è una fuga volontaria. Ricapitolando. Lo Stato acquista uno dei capolavori assoluti della pittura italiana – pagato con risorse pubbliche e dunque patrimonio di tutti – e decide di assegnarlo stabilmente al Munda, proprio nell’anno di Capitale della Cultura, presentando la scelta come “un riconoscimento per la città, per il suo percorso di rinascita e per il ruolo che il Munda deve assumere stabilmente nel panorama culturale nazionale”. E oggi dove finisce? In prestito al Meeting di Cl. (!) Incomprensibile. Cioè, proprio nella settimana della Perdonanza, che richiama nel suo significato più profondo valori universali di perdono, riconciliazione, pace e fratellanza tra i popoli, si decide di togliere dalla città un’opera, la cui intensità spirituale e il cui richiamo alla sofferenza e alla dignità dell’uomo avrebbero avuto una straordinaria consonanza col messaggio celestiniano, impreziosendo ulteriormente la nostra festa più importante. E invece la si porta nella vetrina di una manifestazione riconducibile a un preciso modello politico e associativo. Ma i capolavori dello Stato debbono valorizzare le sedi museali pubbliche dei territori ai quali sono stati destinati o fare da scenografia alle fondazioni private di conoscenti? Il problema non è soltanto la tempistica del “prestito”, surreale, ma l’idea che il patrimonio pubblico possa essere utilizzato con tanta disinvoltura, quasi fosse una disponibilità di famiglia».

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