Edicole, Ascani (Sinagi): «Ora un nuovo accordo nazionale, solo così si potrà ripartire»

7 Febbraio 2026

La proposta: «Tavolo aperto con il governo e la Fieg per tentare di sbloccare il settore. Oggi tutto passa attraverso i social, ma l’approfondimento sui quotidiani rimane un’altra cosa»

L’AQUILA. Una vita dietro il banco, a distribuire quotidiani e riviste. Puntuale, ogni mattina. Mariano Ascani, aquilano, di professione edicolante, è anche rappresentante sindacale Sinagi, il Sindacato nazionale giornalai italiani della Cgil. La sua edicola si trova proprio davanti all’ospedale San Salvatore, a Coppito: una posizione strategica dato il via vai di pazienti e visitatori. Ma le vendite, negli ultimi anni, sono scese vertiginosamente come ovunque. Dopo il sisma del 2009 e, soprattutto, dopo il Covid sono venute giù una serranda dopo l'altra. Edicole chiuse per sempre.

Ma chi vuole acquistare un quotidiano, cosa deve fare?

«Eh, bella domanda. Guardi, le fornisco qualche numero. Fino a dieci anni fa eravamo 40mila punti vendita in Italia e un centinaio all’Aquila. Adesso, in città siamo rimasti in 13. E parlo di tutto l’Aquilano. Un calo del 90% in 17 anni che segue il crollo delle vendite, soprattutto nei piccoli centri».

Sì, ma senza edicole aperte, non si legge. Almeno il cartaceo.

«All’Aquila siamo riusciti ad ottenere qualcosa. Il Comune ha abbassato del 30% la tassa sul suolo. Il provvedimento è entrato in vigore quest’anno e lo sarà fino al 2027. L’amministrazione ha preso a cuore le nostre richieste».

È sufficiente?

«Il problema è complesso e generale, purtroppo. Le vendite dei quotidiani, sia locali che nazionali, negli ultimi anni sono scese del 50%. Stesso discorso per riviste, libri tascabili, gadget allegati a prodotti editoriali. Il vero tracollo c’è stato con la pandemia».

Non mi dica che è tutta colpa del Covid...

«Sicuramente le abitudini sono cambiate. Tutti chiusi in casa, per due anni, a scorrere internet. Ma il settore del commercio ne ha risentito in generale e le edicole più di altro».

Non si vendono più giornali?

«Una delle prime spese che si tagliano è il giornale. Va anche detto che alcune riviste hanno aumentato del 30% il prezzo di copertina. Risultato: non si acquista e non si legge».

E chi vuole farlo, magari, non ha l’edicola sotto casa. Come si risolve il problema?

«In tanti sono andati in pensione, ma non hanno trovato nessuno disposto a rilevare l’attività. Oggi, fare l’edicolante è poco remunerativo. Comporta orari complessi, con tante ore lavorative per portare a casa un ricavo modesto. Se non ci saranno provvedimenti seri, il settore collasserà».

Ne è convinto?

«Guardi, la colpa di questa situazione è anche degli editori. Non parlo dei quotidiani, che si adeguano alle nuove esigenze di mercato, ma le riviste e i settimanali che ci arrivano non hanno nulla di nuovo e accattivante. Sono prodotti vecchi di anni, che mancano di appeal».

La rete distributiva funziona?

«Questo è un altro problema. Hanno messo in mano tutto ai distributori nazionali che ci affossano perché fanno quello che vogliono».

Ovvero?

«Fanno pagare caro il trasporto: abbiamo un accordo nazionale vecchio di 20 anni che non riusciamo a far rinnovare. Siamo l’ultimo anello della catena e scaricano tutto su di noi. Il distributore adesso fa pagare il programma per la gestione delle edicole, che prima era gratuito».

Altri soldi che escono?

«Si tratta di 50 euro al mese, che può sembrare poco ma non lo è quando tutto gira storto. Hanno avuto i finanziamenti dallo Stato per l’informatizzazione del settore e noi stiamo tirando fuori altro denaro».

Come legge la crisi della vendita dei quotidiani?

«Come il campanello d’allarme più grande. I giornali si vendono sempre meno».

Non è un bene per l'informazione in generale...

«Non è un bene per la società. E non diamo solo la colpa a internet! C’è un’involuzione in atto: la gente non legge, non si informa. Dai 50 anni in giù nessuno acquista un quotidiano: è un problema enorme. Tutto passa attraverso i social, ma l’approfondimento su un quotidiano è un’altra cosa. È una generazione che legge poco».

Soluzioni?

«A livello nazionale gli editori hanno capito che stanno perdendo tutto. C’è un tavolo aperto con il Governo e la Fieg per arrivare ad un accordo che dovrebbe sbloccare il settore. Il Governo sta facendo una legge per tutelare tutta la filiera, degli editori fino alle edicole. È necessario rifare l'accordo nazionale e aumentare un pochino l’agio, ovvero gli introiti sulle vendite, fermi agli anni ’80. Altrimenti, il settore è destinato a morire».

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