Famiglia del bosco, la perizia sui genitori: «Vogliamo tornare con i bimbi»

31 Gennaio 2026

Catherine e Nathan Trevallion parlano per due ore e mezza con la psichiatra nominata dal tribunale: «Il nostro stile di vita naturale pone la famiglia al centro di tutto». Legali e consulenti: «Clima positivo»

L’AQUILA. Il loro stile di vita naturale che pone la famiglia al centro di tutto. È su questo tema che si è concentrata la prima audizione della perizia psico-diagnostica disposta dal tribunale per i minorenni dell’Aquila sulla famiglia del bosco. Una seduta lunga, densa, che segna un passaggio decisivo nella vicenda di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion che, dal 20 novembre scorso vivono separati dai loro tre figli, collocati dai giudici in una casa famiglia di Vasto, lontano da quel casolare che per anni è stato il loro mondo.

Sono arrivati insieme e se ne sono andati nello stesso modo, tenendosi per mano. Un gesto semplice che in quel contesto assumeva il valore di una dichiarazione silenziosa di resistenza. Gli occhi erano lucidi, segnati da un velo di umidità che non sono riusciti a nascondere. Sul volto portavano i segni visibili della stanchezza accumulata in giorni difficili, scanditi da una quotidianità stravolta, lontana dai ritmi lenti e naturali del bosco a cui erano abituati, lontana dalla presenza familiare del cavallo Lee e dell’asino Gallipoli, compagni di una vita che ora sembra appartenere a un’altra epoca. È lo sguardo di chi sta vivendo una frattura profonda. Catherine, che risiede nella struttura di accoglienza, può vedere i bambini solo in corrispondenza dei pasti; Nathan ha a disposizione ancora meno tempo, poche ore a settimana.

In questi frammenti di tempo condiviso, entrambi hanno percepito un mutamento. Secondo il loro racconto, l’atteggiamento dei figli è cambiato: i minori manifesterebbero una sofferenza tangibile per un contesto, quello della casa famiglia, che percepiscono come alieno, distante anni luce dalla quotidianità vissuta fino a pochi mesi fa tra la natura.

Il confronto, avvenuto alla presenza di due interpreti necessari per superare le barriere linguistiche, è durato due ore e mezza. Di fronte a loro c’era la psichiatra Simona Ceccoli, la professionista incaricata dai giudici presieduti da Cecilia Angrisano. Il compito affidatole dal tribunale è complesso e delicatissimo: non si tratta solo di valutare le condizioni psicofisiche, ma di tracciare un vero e proprio «profilo di personalità» di Nathan e Catherine. L’indagine dovrà analizzare i loro «stili relazionali» e determinare, con rigore scientifico, se i due siano capaci di riconoscere e soddisfare i bisogni psicologici, affettivi ed educativi dei figli. La relazione finale della dottoressa Ceccoli sarà l’ago della bilancia: dovrà dire al tribunale se questi genitori sono idonei a riavere con sé i bambini e, in caso di esito negativo, se le loro capacità genitoriali siano «recuperabili in tempi congrui». È una formula giuridica che racchiude il destino di una famiglia.

All’incontro hanno partecipato anche le difese, rappresentate dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, affiancati dai propri consulenti tecnici: lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello. L’atmosfera, a quanto riferito dai presenti, è stata costruttiva. Nathan e Catherine, che hanno dato la disponibilità sia a far seguire i bambini da una maestra che a sottoporli a tutti i vaccini, sperano di riabbracciare i figli il prima possibile. Ed è un concetto che hanno ribadito anche durante il confronto. Uscendo dallo studio, è stato Cantelmi a restituire il senso di quanto accaduto nelle due ore e mezza di colloquio: «Catherine e Nathan hanno avuto la possibilità di esprimersi, di essere ascoltati ed è emersa tutta l’impressionante ricchezza umana di questa coppia e di questa famiglia». Le parole del consulente, tuttavia, non nascondono una preoccupazione di fondo. «Sono molto soddisfatto», ha spiegato Cantelmi, «ma preoccupato per i tempi, perché i tempi di una perizia sono lunghi e non si accordano con il dolore che è emerso anche oggi. Catherine e Nathan sono una coppia unita, non conflittuale e, soprattutto, cementata da ideali comuni pregnanti e intensi». Anche sul fronte legale si respira un cauto ottimismo. L’avvocato Femminella ha aggiunto: «È stato un incontro positivo. Abbiamo trovato una professionista pronta al dialogo».

La strategia difensiva non si ferma all’attesa degli esiti peritali. Un particolare cruciale viene sottolineato ancora da Cantelmi, che sposta l’attenzione sul quadro normativo più ampio e sulle recenti indicazioni istituzionali: «Alla luce delle nuove linee guida diffuse dalla garante dei minori Marina Terragni non solo non si comprende perché i bambini siano stati separati dai genitori, ma credo che sia possibile fare un passo avanti sul loro ricongiungimento». È un passaggio chiave. Proprio facendo leva su queste nuove linee guida, non è da escludere che la difesa decida di reiterare una richiesta di revoca del provvedimento di allontanamento dalla casa del bosco.

La prossima settimana è già in calendario un nuovo appuntamento: i genitori saranno riascoltati, e la macchina della giustizia minorile proverà a capire se quel «nucleo» familiare, così diverso e così discusso, possa tornare a riunirsi.