il cammino del Santo

I luoghi di Celestino V: dagli eremi alla basilica. Ecco il percorso del Perdono

22 Agosto 2026

Dalle origini contese fino al Morrone e alla Maiella, passando per San Basilio e Collemaggio. Testimonianze di solitudine, fede e memoria disegnano il cammino del frate che divenne Papa

Prima dell’Aquila, prima della Perdonanza, prima ancora del nome di Celestino V, c’è Pietro. E attorno a Pietro c’è una trama di luoghi che attraversa l’Appennino centrale: paesi, abbazie, eremi, grotte, monasteri, sentieri. Alcuni appartengono alla sua biografia, altri hanno custodito nei secoli la sua eredità. Insieme compongono una mappa che parte dalle origini ancora discusse del futuro pontefice e arriva alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, il luogo in cui la sua storia personale si intreccia definitivamente con quella dell’Aquila.

Anche la nascita resta dentro questa geografia incerta. La storiografia colloca con certezza le origini di Pietro nella Contea di Molise, ma il luogo esatto continua a essere discusso. Isernia e Sant’Angelo Limosano sono le località più frequentemente chiamate in causa, mentre tra i centri che nel tempo hanno rivendicato un legame con i natali del futuro pontefice c’è anche Raviscanina, nell’Alto Casertano, sulla base di una particolare lettura delle fonti legate alla canonizzazione. Una questione che resta aperta e che risente anche di una geografia medievale molto diversa da quella amministrativa di oggi.

È andando verso l’Abruzzo, però, che le tracce diventano più nette.

LA DIMENSIONE  

Il luogo che più immediatamente restituisce la dimensione dell’eremita è Sant’Onofrio al Morrone, sopra Sulmona. Per arrivarci bisogna salire. L’eremo si aggrappa alla parete della montagna, affacciato sulla Valle Peligna, con spazi ridotti e una struttura che sembra quasi sottratta alla roccia. Pietro lo fece ampliare negli ultimi anni del Duecento e vi trascorse un periodo tra il 1293 e i primi mesi del 1294. Fu da qui che la sua vita cambiò direzione.

L’elezione al soglio pontificio lo raggiunse proprio mentre era immerso nella scelta eremitica. Sant’Onofrio conserva ancora oggi la memoria più concreta di quella stagione: l’oratorio, le cellette, gli affreschi, la grotta. La tradizione indica anche il punto della roccia sul quale Pietro avrebbe riposato. Al di là della devozione, è il luogo stesso a raccontare qualcosa del personaggio. Lo spazio è stretto, il paesaggio vastissimo. Una contraddizione che sembra già contenere molto della vicenda di Celestino.

Poco più a valle c’è l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, destinata a diventare la casa madre dell’ordine celestiniano. Più a sud, sulla Maiella, il percorso si allunga verso Santo Spirito a Majella, San Giovanni all’Orfento e gli altri eremi frequentati o legati alla tradizione di Pietro. Non c’è una sola strada celestiniana. Ce ne sono molte, costruite attorno agli spostamenti di un uomo che cercava luoghi appartati e che proprio per questo finì per lasciare una presenza diffusa.

LA TRADIZIONE  

A L’Aquila il racconto cambia tono.

Il monastero di San Basilio non appartiene alla biografia diretta dell’eremita come Sant’Onofrio, ma è uno dei luoghi nei quali la tradizione celestiniana ha continuato a vivere più a lungo. La comunità monastica, fondata nel 1320 e successivamente entrata nell’orbita celestina, ha custodito per secoli quella spiritualità anche dopo la scomparsa del ramo maschile dell’ordine.

San Basilio rappresenta dunque un altro passaggio. Non il rifugio dell’eremita, ma la durata della sua eredità. Una presenza meno evidente, quasi quotidiana, affidata alla continuità della vita monastica e alla memoria religiosa della città.

Poi c’è Collemaggio, ed è qui che la geografia di Pietro diventa storia pubblica.

La chiesa dedicata a Santa Maria era stata voluta dallo stesso Pietro già prima dell’elezione a pontefice. Alla fine del Duecento il complesso stava prendendo forma sulla collina fuori dalle mura cittadine. Il 29 agosto 1294 proprio lì l’eremita venne incoronato papa con il nome di Celestino V.

Collemaggio sarebbe diventata molto di più del luogo dell’incoronazione.

Con la Bolla del Perdono Celestino concesse l’indulgenza plenaria a quanti, pentiti e confessati, fossero entrati nella basilica tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto. Da quel documento nasce il nucleo della Perdonanza e il rapporto, rimasto intatto nei secoli, tra la città e il pontefice. La Bolla è oggi custodita nella Torre civica di Palazzo Margherita e ogni anno torna al centro del rito che culmina nell’apertura della Porta Santa.

LA MAPPA CONTINUA  

La Perdonanza Celestiniana è dal 2019 iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. Un riconoscimento che ha dato una dimensione internazionale a una tradizione nata più di sette secoli fa e ancora oggi scandita dagli stessi luoghi.

Anche dopo la morte, la strada di Celestino tornò verso L’Aquila. Pietro morì nel 1296 a Fumone. Le sue spoglie furono custodite inizialmente a Ferentino e trasferite a Collemaggio nel 1327. Da allora la basilica è insieme luogo della memoria, della sepoltura e del rito.

Sant’Onofrio, San Basilio e Collemaggio raccontano così tre passaggi diversi della stessa storia. Sul Morrone resta la dimensione più aspra e personale dell’eremita. Nel monastero aquilano sopravvive la continuità della tradizione celestiniana. A Collemaggio quella vicenda entra definitivamente nella storia della città.

Attorno, la mappa continua. Fumone, Ferentino, gli eremi della Maiella, Santo Spirito al Morrone, i luoghi delle origini contese. Segni disseminati lungo un territorio vasto, senza una geometria perfetta.

Ed è forse proprio questo a rendere ancora leggibile il percorso di Pietro: non una linea costruita a posteriori, ma una successione di partenze, ritiri, ritorni e luoghi nei quali la sua presenza ha lasciato qualcosa.

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