Il borgo nel deserto? Il principe saudita dice sì

5 Febbraio 2026

Sua altezza reale viene conquistata dal modello di Santo Stefano di Sessanio. Non lusso sfrenato, ma ricostruzione identitaria: l’esempio è esportabile

SANTO STEFANO DI SESSANIO. «Il modello di Santo Stefano di Sessanio è un esempio replicabile»: Daniele Kihlgren, il “papà” dell’albergo diffuso tra le pietre del borgo medievale, lo ripete a conferma di un suo vecchio pallino e convinzione. Esportare nel mondo ciò che ha reso Santo Stefano di Sessanio fra i borghi più noti e ricercati tra i più belli d’Italia. E lo ripete al termine di una visita che ha per lui il significato di una svolta turistica, d’immagine e imprenditoriale. Pochi minuti fa ha salutato e stretto la mano, con il fatidico “arrivederci”, al principe saudita Turki bin Talal bin Abdulaziz Al Saud, governatore della Provincia di Asir nel Regno dell’Arabia Saudita. Sua altezza reale è arrivata quassù con uno stuolo di assistenti e agenti in borghese, per rendersi conto di che cosa s’intendesse per albergo diffuso e sapere se quanto creato tra le montagne d’Abruzzo si potesse realizzare nel deserto saudita, recuperando interi villaggi con lo stesso criterio conservativoe identitarioconiluoghiin cui si trovano.

Proprio come Kihlgren è riuscito a fare in quarant’anni a Santo Stefano di Sessanio. Un modello di rigenerazione territoriale fondato sulla tutela integrale del costruito storico e del paesaggio. Non camere e servizi di lusso come piacciono (in genere) ai principi sauditi. Ma una nuova edificazione fondata sul recupero deiruderi delle abitazioni medievali, arredati poi con il mobilio originario e accessori di qualità. «A sua altezza reale è piaciuto tutto», commenta soddisfatto Kihlgren, «e ci siamo lasciati dandoci appuntamento in Arabia Saudita». In mezzo al deserto l’imprenditore italo svedese in realtà c’è già stato nei mesi scorsi perché la visita è stata il risultato di un percorso di dialogo internazionale avviato quando il principe lo aveva invitato in alcune aree interne della regione dell’Asir, tra cui Ghiya Village. Regione, come ricorda Kihlgren, «caratterizzate da un patrimonio architettonico vernacolare di grande valore e da un rapporto ancora integro tra insediamento umano e morfologia del territorio».

Come dire, i presupposti ideali perrealizzare il modello dell’albergo diffuso. Del resto proprio le analogie tra questi insediamenti, costruiti seguendo le curve di livello del terreno e in continuità con il paesaggio naturale, hanno spinto sua altezza reale a volare fino a Santo Stefano di Sessanio. E durante il sopralluogo, il principe si sarebbe talmente immedesimato nella realtà medievale del borgo al punto di apprezzare la decisione del Comune di abbattere l’edificio dell’ex Ostello del Cavaliere, un manufatto ritenuto fuori scala e fuori contesto, realizzato in passato con fondi della Cassa per il Mezzogiorno. Una stortura nel rapporto tra costruito storico, suolo e paesaggio. Sua altezza reale ha incontrato artigiani e operatori locali, è entrato in una bottega della lavorazione della lana, in un laboratorio del legno, in un panificatore storico del borgo, e successivamente nelle camere dell’albergo diffuso, la Cantina e il ristorante Sextantio Cucina, accompagnato sempre da Kihlgren.

E ha appreso come il borgo fosse destinato allo spopolamento se non fosse stato trasformato in un modello di economia, con la nascita di 26 micro attività locali e un sistema ricettivo passato, nell’arco di quindici anni, da una sola struttura a oltre venti, garantendo la permanenza e il ritorno dei residenti. Un progetto che a Sua altezza reale piacerebbe applicare per i suoi villaggi. «Santo Stefano di Sessanio è un sistema integrato in cui ospitalità, artigianato e paesaggio costituiscono un unico ecosistema economico emi ha colpito il fatto che il principe sia rimasto favorevolmente impressionato da questi luoghi nati da ambienti poveri ed emotivamente significativi lontani dai loro modelli di lusso», sottolinea l’imprenditore che ha fatto da cicerone a Sua Altezza Reale.

Il principio di “non costruire nulla di nuovo, ma recuperare ciò che esiste”, ha avuto l’ok. E il modello Santo Stefano di Sessanio viene riconosciuto come leva di sviluppo economico, sociale e culturale per le aree interne. Per Kihlgren la visita del Governatore della Provincia di Asir si tramuta in un invito esplicito alle amministrazioni locali a farsi promotrici di questi modelli di sviluppo. Un approccio, già oggetto di attenzione da parte della Banca Mondiale per progetti di rigenerazione nei Balcani.

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