Il dissidente Perilli insiste: «Gran Sasso niente impianti»

Il consigliere di Rifondazione replica al diktat di Cialente: «Sull’ambiente non molliamo, possiamo uscire dalla giunta»

L’AQUILA. Nessun passo indietro sul Gran Sasso. A costo di uscire dalla maggioranza. Rifondazione comunista non è disposta a trattare, come ha dimostrato nel consiglio comunale fiume di lunedì, durante il quale il consigliere Enrico Perilli ha presentato un emendamento che prevedeva lo stralcio dei lavori degli impianti di Montecristo dal piano triennale delle Opere pubbliche. Un emendamento che ha mandato l’assemblea in tilt e ha raccolto i favori anche di altri due componenti di maggioranza, Giustino Masciocco (Sel) e Gianni Padovani (Psi), decretando di fatto una profonda spaccatura nel centrosinistra.

«Avremmo gradito da parte del sindaco e del Pd una disponibilità al dialogo. Invece c’è stata una chiusura totale», ha commentato Perilli. «Il primo cittadino non tollera di essere messo in discussione: vorrebbe un esercito di servi. Il suo atteggiamento con il ricorso continuo all’insulto e all’attacco personale è un modo per spostare l’attenzione dai problemi veri. Nel caso del Gran Sasso, anziché parlare male del Parco, che non c’entra niente, dovrebbe parlare del problema in sé. Vuole distruggere il blocco culturale e politico storico di riferimento della sinistra per agganciarne un altro: quello pronto a una cementificazione senza limiti». Se non ci sarà un passo indietro da parte del sindaco e della giunta, insomma, Rifondazione lascerà la maggioranza.

«Questa volta la rottura sarà concreta, anche perché, per un partito come il nostro, stare in una giunta del Pd di Renzi è già un’anomalia: siamo l’unico caso in Italia. Due giorni fa, mentre noi stavamo con i comitati No Ombrina, con i lavoratori della scuola, Renzi dava vita una kermesse berlusconiana», continua Perilli. «Se la rottura dovesse formalizzarsi per la maggioranza si aprirebbe un problema: resterebbero in 16 consiglieri, il numero legale minimo. Dovrebbero dunque essere sempre tutti presenti, pena lo scioglimento del consiglio. Non sarà una pacca sulle spalle questa volta a convincerci a tornare indietro. Spero che il sindaco capisca e abbia una posizione di buonsenso sul Gran Sasso».

Anche da parte del primo cittadino sembra esserci un atteggiamento di chiusura, tanto che durante l’ultimo consiglio ha chiesto le dimissioni “volontarie” di due dei tre assessori dei partiti di appartenenza dei dissidenti: Fabio Pelini (Prc) e Betty Leone (Sel). «È questione di poco tempo: riuniremo gli organismi del partito, discuteremo e se sarà necessario il nostro assessore si dimetterà», spiega Perilli. «La strada tracciata è chiara». Per Rifondazione quella sul Gran Sasso è una battaglia di grossa importanza. «O si stralcia dal piano d’area la costruzione dell’impianto di Montecristo», conclude, «oppure si riperimetrano le aree Sic (Sito di interesse comunitario), perché in un’area del genere è l'Europa a dirci che non possiamo realizzare quel tipo d’impianto. Su questo punto non ci muoveremo di una virgola. Il Comune in questi anni sulle politiche ambientali è stato fin troppo aggressivo. Ora basta».

Michela Corridore

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