In piazza per Amarena: scatta il foglio di via per 6

Hanno spostato la manifestazione in uno spazio non autorizzato dalla questura Non potranno entrare nel territorio di San Benedetto dei Marsi. Scatta il ricorso
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Non potranno più entrare nel territorio di San Benedetto dei Marsi sei animalisti che sabato scorso hanno manifestato contro l’uccisione dell’orsa Amarena avvenuta nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre. Gli attivisti facevano parte di un gruppo di circa 60 persone arrivate anche da fuori regione. In particolare per sei di loro, tutti provenienti dal Lazio e di età compresa tra i 30 e i 60 anni, è in corso l’iter, da parte della questura dell’Aquila, per poter infliggere la misura del foglio di via obbligatorio dal comune di San Benedetto dei Marsi.
La manifestazione di sabato scorso era stata autorizzata in piazza Bonifacio IV, ma in violazione delle prescrizioni impartite dalla questura alcuni degli animalisti hanno voluto manifestare in piazza Risorgimento. Peraltro nella vicina chiesa di Santa Maria Assunta era in corso un funerale. Aspetto che ha complicato la gestione dell’ordine pubblico da parte delle forze dell’ordine.
I manifestanti sono arrivati a San Benedetto alle 14.50 determinati ad effettuare il sit-in di protesta in piazza Risorgimento. Dopo una medizione con gli agenti della Digos hanno deciso di violare comunque le disposizioni del questore. Nel corso del corteo gli animalisti hanno stigmatizzato il comportamento di Andrea Leombruni – l’allevatore 56enne indagato per l’uccisione dell’orsa – e degli abitanti di San Benedetto dei Marsi. I sei attivisti sono stati identificati dagli agenti della Digos dell’Aquila, guidati da Roberto Mariani, e denunciati. Rischiano l’arresto fino a un anno e una sanzione da 206 a euro 413 euro.
«L’uccisione di un orso, seppur meritevole di biasimo, non può essere pretesto per creare nocumento a un’intera comunità», fa sapere l’ufficio del questore Enrico De Simone, «e condizionarne il pacifico vivere civile, tanto meno può costituire presupposto per non adempiere alle disposizioni impartite dall’autorità di pubblica sicurezza». Contro il provvedimento del questore alcuni dei manifestazioni hanno presentato ricorso al prefetto.
«Il procedimento penale è all’inizio», precisano ancora dalla questura, «e le accuse mosse agli attivisti troveranno conferma o smentita nelle successive fasi della procedura». (f.d.m.)
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