Avezzano

La storia di una preside che sceglie di tornare a lavoro dopo 3 anni da pensionata: «È la mia missione»

29 Agosto 2025

Nel 2021 l’addio per problemi di salute, ora una nuova vita: Annamaria Fracassi riprende a dirigere il Torlonia-Croce di Avezzano

​In un’Italia dove la pensione è vista come traguardo e liberazione, la scelta di Annamaria Fracassi, per anni al vertice dell’istruzione negli istituti di Avezzano, sorprende e commuove al tempo stesso: dopo tre anni lontano dalle aule, in pensione anticipata con Quota 100, ha deciso di tornare sui suoi passi, di rimettersi in gioco, di vivere ancora la scuola da protagonista. Con la modestia che l’ha sempre contraddistinta. Da settembre sarà dirigente scolastica dell’istituto superiore Torlonia-Croce, il grande polo umanistico di Avezzano (aveva già diretto il Classico, ndc). Non per necessità, ma per passione. Non per obbligo, ma per vocazione. Mentre tanti contano i giorni che li separano dall’ultimo timbro sul cartellino, lei ha contato quelli che la separavano dai ragazzi, dagli insegnanti, da quell’universo vivo e imperfetto che è una scuola. Il suo rientro è un gesto raro, quasi rivoluzionario: dice che la scuola «non è un mestiere qualunque», ma «una missione che segna l’anima e non conosce scadenze». E restituisce alla comunità di Avezzano prima, al resto del Paese poi, un esempio potente di dedizione civile, in un tempo in cui la parola “servizio” sembra avere perso smalto. Perché la sua storia è anche un messaggio: «L’educazione è il cuore di una società e ha bisogno di chi la vive come scelta di vita, non come destino da fuggire» anticipa al Centro, senza nascondere commozione, pesando le parole a una a una.

Professoressa Fracassi, molti le chiederanno: chi gliel’ha fatto fare?

«La passione. Ma scusate, questa è una notizia che merita di finire sul giornale?»

Direi, lei era in pensione dal 2021. Un obiettivo a lungo inseguito dalla maggior parte dei lavoratori di questo Paese...

«Ho maturato la decisione di andare in pensione anticipata, usufruendo della misura cosiddetta Quota 100. Ma non è stata una scelta presa con leggerezza o per semplice convenienza personale; è stata dettata unicamente da motivazioni di salute che non mi permettevano più di garantire quella presenza costante e quell’efficacia operativa che avevo sempre ritenuto indispensabili nello svolgimento del mio lavoro».

Complimenti, continui pure.

«Sì, avrei voluto dare ancora il mio contributo con l’impegno e la dedizione di sempre, ma la realtà delle mie condizioni non me lo consentivano più, e così, con grande senso di responsabilità, ho ritenuto necessario ricorrere al pensionamento anticipato».

Ricorda quell’ultimo giorno?

«Come dimenticarlo. Ho lasciato la scuola nel periodo del Covid, senza feste, senza abbracci, senza l’ultimo calore umano che avrei desiderato. L’addio è stato improvviso. I ragazzi erano dietro uno schermo, in Dad, e io li salutati a distanza. Anche i docenti li ho salutati attraverso uno schermo, nell’ultimo collegio, come se tutto ciò che avevamo condiviso potesse essere racchiuso in un’immagine digitale. È stato un abbandono forzato, un distacco che ha lasciato a lungo una ferita silenziosa e profonda».

Poteva anche ricorrere all’aspettativa, in attesa di sentirsi meglio, ma non l’ha fatto. Gusto?

«Avrei potuto, ma non ho ritenuto né professionale, tantomeno etico, ricorrere all’aspettativa. Ho sempre considerato il lavoro a scuola un impegno che richiede continuità, responsabilità e presenza costante, e scegliere l’aspettativa avrebbe significato sottrarmi a tali principi senza offrire un reale contributo all’organizzazione. Per questo motivo ho preferito affrontare con lucidità la realtà, assumendomi la responsabilità di una decisione che allora credevo definitiva. È stata una decisione difficile, ma l’unica coerente con i miei valori professionali e personali».

E oggi che cosa è cambiato?

«Per fortuna, nel corso di questi tre anni, le mie condizioni di salute sono progressivamente migliorate, consentendomi di ritrovare un equilibrio e una serenità che in passato non avevo più. Il recupero è stato per me motivo di grande sollievo e di rinnovata energia».

Per quanti anni ha insegnato?

«La passione per la scuola mi accompagna dal 1987, anno in cui ho iniziato questa lunga avventura professionale. Non si è mai affievolita, nonostante le difficoltà incontrate. In questi anni l’amore per l’insegnamento, per la crescita degli studenti e per il mondo educativo nel suo complesso è rimasto intatto, vivo e radicato dentro di me. Questo legame profondo, maturato in decenni di esperienza e dedizione, continua a rappresentare un punto fermo della mia identità personale e professionale».

Il 2 giugno scorso, tra i 21 riconoscimenti consegnati dal prefetto dell’Aquila, Giancarlo Di Vincenzo, c’era anche il nome di Annamaria Fracassi, insignita dell’Onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. E il riconoscimento aveva rappresentato il giusto coronamento di un percorso costruito con cuore, intelligenza e instancabile impegno al servizio delle nuove generazioni, dal Galilei al Sabin nelle vesti di docente, fino al Liceo artistico Bellisario e al Liceo classico Torlonia come dirigente scolastico, sempre guidando con equilibrio e autorevolezza migliaia di ragazzi.

Cosa ha rappresentato per lei questo traguardo?

«Incredulità e grande emozione per un riconoscimento inatteso. Il merito non è stato solo mio ma di quanti in questi anni mi sono stati vicini e hanno collaborato per un fine comune quale la crescita umana e professionale dei nostri giovani».

Settembre è alle porte, cosa prova?

«Sono emozionata, come lo ero il primo giorno che ho varcato la porta della scuola. Da settembre sarò preside dell’istituto superiore Torlonia-Croce di Avezzano e finalmente potrò riprendere il filo del lavoro da dove l’avevo lasciato, ritrovando i ragazzi e incontrando le loro famiglie. La porta del mio ufficio è sempre stata e continuerà a rimanere aperta, pronta ad accogliere chiunque voglia parlare o condividere idee e progetti».

Rientrerà in una scuola cambiata, con le nuove regole, più stringenti, messe nero su bianco dal ministro Valditara, come le applicherà?

«Sarà mia cura guidare una scuola dinamica e moderna, capace di stare al passo con i tempi e di accogliere le esigenze dei giovani. Una scuola che sappia innovare senza mai perdere di vista il rispetto delle regole e dei valori che la rendono una vera comunità educativa».

Come immagina il suo futuro nell’istruzione, dopo questi tre anni?

«Ho tanto tempo da recuperare e un bagaglio di nuove idee da mettere in atto. Credo che la vera forza della scuola risieda nel confronto e nella condivisione: per questo sarà fondamentale camminare insieme come comunità scolastica. Confido anche nel dialogo e nel coinvolgimento con il territorio, che spero mi riaccolga con la stessa fiducia con cui ci eravamo salutati».

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