L’Aquila. Caso Spycam. In campo intelligenza artificiale e algoritmi per identificare gli inquilini spiati

30 Marzo 2026

La montagna di file in possesso del barista che riprendeva gli affittuari costringe gli investigatori a dare fondo agli strumenti tecnologicamente più avanzati

L’AQUILA

Algoritmi di intelligenza artificiale avanzati, dati biometrici e volti da far combaciare nonostante un asciugamano sulla testa o un taglio di capelli capace di conferire tutt’altro aspetto dall’oggi al domani, figuriamoci nell’arco degli ultimi sette anni. L’ultima frontiera tecnologica è quella a cui si stanno affidando gli investigatori della polizia, chiamati a chiarire ognuna delle 47 posizioni corrispondenti al numero di persone che in totale hanno presentato denuncia nei confronti di G.G., il barista di 56 anni che affittava gli appartamenti di una intera palazzina alla periferia Ovest dell’Aquila con tanto di sistema di videosorveglianza h24 puntato nei bagni.

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Un sistema a quanto pare a suo esclusivo uso e consumo, dato che finora non sarebbero emersi elementi tali da confermare l’ipotesi della cessione – anche solo di una parte – della sterminata mole di materiale informatico puntualmente immortalato in motion detection, sistema cioè capace di mettersi in funzione al primo movimento captato nell’ambiente. E di inviare in automatico una notifica sullo smartphone dello stesso 56enne, che così poteva monitorare in presa diretta quanto accadeva nei bagni dei suoi affittuari per poi scaricare a suo piacimento il materiale ritenuto più interessante. Di qui le centinaia di migliaia di foto e video poi archiviati, risalenti anche al 2019. Una vera e propria montagna di file da scalare per Fabio Biasini, il perito incaricato dalla Procura di fare ordine e cercare di dare una risposta certa a chi ritiene di essere caduto a sua insaputa nella trappola del 56enne, descritto dagli stessi inquilini come il proprietario di casa apparentemente perfetto, sempre disponibile, di quelli che accettavi ti entrasse in casa anche in tua assenza perché sapevi di poterti fidare. E invece poi pronto a ricalibrare ogni inquadratura, quando non a sostituire all’occorrenza gli stessi dispositivi, sempre rigorosamente occultati nelle intercapedini più insospettabili del mobilio. Dispositivi oggi tutti passati al setaccio con le migliori tecniche investigative. E con un occhio di riguardo all’eventuale presenza di minori su quel set tutt’altro che improvvisato. Un’eventualità, quest’ultima, che unita all’incognita della cessione – non ancora definitivamente scongiurata – aggraverebbe la già delicata posizione dell’indagato – difeso dall’avvocato Roberto De Cesaris – la cui condotta sembrerebbe ascrivibile, al momento, al solo reato di interferenze illecite nella vita privata, come del resto da lui stesso riferito di fronte al pm Andrea Papalia e alla giudice Giulia Colangeli l’11 novembre scorso, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Così come non sembrerebbero esserci collegamenti tra l’indagine e gli 80mila euro poi rinvenuti nella sua auto nel corso della perquisizione. Ma la montagna, allo stato attuale, resta scalata solo per metà, e non è escluso possa saltare fuori altro da qui alla vetta.