Insigne: «Ho vissuto mesi difficili, ma ora ho in testa solo la salvezza del Pescara»

Il fantasista napoletano scalda i motori in vista delle ultime sei partite stagionali. «Il Pescara può dare fastidio a tutti, io sono a disposizione della squadra e dei giovani»
PESCARA. «Avevo altre proposte dalla B, da squadre che stavano meglio in classifica, ma in questa categoria per me c’era solo il Pescara. Con il Napoli, è la squadra del mio cuore. E non sono qui per chiudere il cerchio della mia carriera: ho ancora parecchio da dare». Lorenzo Insigne scalda il cuore e il suo “tirraggir” in vista delle ultime sei battaglie della stagione: 18 punti a disposizione per uno dei più grandi miracoli sportivi della storia del Delfino. Per raccoglierne quanti più possibili e sperare di uscire dal vortice che risucchia verso la serie C servirà tutta la sua classe. Dopo le prime 7 presenze con 3 gol e 2 assist (in 410’ giocati), di cui cinque di fila da titolare, il funambolo di Frattamaggiore sta ricaricando le pile in questo fine settimana senza calcio per tornare a scrivere la storia da Reggiana-Pescara.
La sua fame la chiave per sgambettare gli emiliani, concorrenti diretti, e lanciare poi l’assalto alla Samp sabato 11 aprile, altra finalissima. Ci vorranno prestazioni collettive perfette, a cui aggiungere il tocco della bacchetta magica del “Magnifico”, re del calcio italiano per un weekend: il 34enne idolo dei tifosi biancazzurri (337 patite e 96 gol in serie A con il Napoli) si è raccontato in una lunga intervista a Sport Week diventata virale sul web e sui social.
«Mi sento bene fisicamente. Sto rimettendo a punto il tiraggir. Ricomincio a divertirmi dopo tre anni in cui non ho espresso il mio calcio abituale. A Toronto non sono mai stato al 100%. Nel calcio nordamericano non esistono le retrocessioni: sono stato dodici anni nel Napoli, mi è mancata la pressione cui ero abituato. Più sono sotto pressione e più mi sento a mio agio».
Il Pescara lo ha riportato sul campo affidandogli una sfida quasi impossibile. «Cinque, sei mesi, ed è stata dura. Però mi sono sempre allenato, non ho mai mollato. Se non mi sono arreso è stato per la mia forza di volontà, per mia moglie e i miei tre figli che ogni giorno mi ricordano quello che sono stato, che sono e che posso ancora essere».
Lo hanno capito bene i tifosi del Pescara, quello che può ancora essere Lorenzinho: «Ho voluto mettermi a disposizione della squadra, al di là del mio nome e della carriera. I più giovani mi guardano con ammirazione. Cerco di dare l’esempio nel lavoro quotidiano. Sono un punto di riferimento, è inevitabile. Alzo la voce solo nel momento in cui vedo cose che non mi piacciono, tipo un approccio un po’ molle alla partita. Ma ho trovato un gruppo unito e voglioso di rimettere le cose a posto. Ora sappiamo di poter dare fastidio a tutti».
Anche Zeman ha avuto un ruolo decisivo nella scelta clamorosa fatta a gennaio. «Sì, è il mister che mi ha cambiato la vita. Ha sempre creduto in me, ha visto qualcosa che gli altri non vedevano, mi ha dato fiducia. Mi ha voluto al Foggia in C e ho fatto 19 gol; mi ha portato al Pescara l’anno dopo in B e ne ho fatti 18, con 14 assist e la promozione in A. Diceva: ‘Gioca spensierato’. Davanti, in quel Pescara, c’eravamo io largo a sinistra, Caprari a destra e Immobile al centro, alle spalle Verratti e poi i grandi vecchi che tanto aiutarono noi giovani: Cascione, Zanon, Balzano, Maniero…».
Nomi che oggi fanno venire i lucciconi agli occhi del popolo pescarese. Desideroso di tornare a esultare e scrivere una nuova pagina di storia. Con Insigne come guida.

