L’Aquila. Furti in ospedale: l’autore del raid rassegna le dimissioni via e-mail

L’infermiere che ha sottratto gli effetti personali dei colleghi da 40 armadietti ha lasciato il lavoro.
L’uomo era stato inchiodato dalle immagini delle telecamere e dalle testimonianze di chi era presente
L’AQUILA
Si è dimesso l’infermiere coinvolto nell’inchiesta sul raid notturno negli spogliatoi del personale sanitario dell’ospedale San Salvatore. Nelle scorse ore l’uomo, che resta indagato a piede libero, avrebbe formalizzato la propria decisione attraverso una mail inviata all’azienda sanitaria, interrompendo il rapporto di lavoro prima dell’avvio ufficiale del procedimento disciplinare interno che, vista la gravità dei fatti contestati, avrebbe potuto portare anche al licenziamento. Una scelta che, secondo quanto emerge, potrebbe avere anche l’obiettivo di chiudere anticipatamente il fronte disciplinare legato alla vicenda. Restano invece aperti tutti gli altri aspetti dell’inchiesta. La direzione sanitaria avrebbe già presentato una denuncia per danneggiamenti, mentre diversi dipendenti coinvolti nel furto hanno sporto singole querele ai carabinieri della stazione dell’Aquila. L’indagine penale prosegue ora per definire nel dettaglio responsabilità, entità del bottino e dinamica complessiva dell’episodio che aveva profondamente scosso il personale ospedaliero. I fatti risalgono alla notte del 6 maggio scorso, quando gli spogliatoi riservati agli infermieri furono violati e messi a soqquadro. Erano da poco passate le due quando l’uomo si sarebbe introdotto nei locali “spogliatoio” approfittando della posizione defilata degli ambienti e della minore presenza di personale nei corridoi dell’ospedale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe agito rapidamente in due momenti distinti, portando con sé alcuni bustoni neri e forzando uno dopo l’altro circa quaranta armadietti. All’interno erano custoditi gli effetti personali lasciati dagli operatori prima di entrare in servizio: denaro, documenti, cellulari, chiavi, orologi, borse e altri oggetti personali anche di poco valore. In pochi minuti sarebbero stati sottratti numerosi effetti dei dipendenti. A interrompere il raid sarebbero stati alcuni colleghi in servizio, insospettiti da movimenti e rumori anomali. L’allarme scattò immediatamente e sul posto intervennero i carabinieri della stazione dell’Aquila. Da quel momento prese il via l’attività investigativa. I militari raccolsero le denunce dei dipendenti, ascoltarono infermieri e operatori presenti durante il turno notturno e avviarono un’approfondita analisi delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza interno. Decine di filmati visionati fotogramma dopo fotogramma per ricostruire gli spostamenti del presunto responsabile all’interno del nosocomio fino alla fuga. Proprio l’incrocio tra testimonianze e immagini avrebbe consentito agli investigatori di associare un volto e un nome al presunto autore del raid, identificato in un infermiere dell’ospedale. Da lì l’iscrizione nel registro degli indagati e l’avvio del doppio binario, penale e disciplinare. Quest’ultimo, però, potrebbe ora fermarsi alla luce delle dimissioni.
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