Parroco trasferito: la preghiera dei fedeli al padre provinciale 

La piccola comunità chiede che fra Alfonso resti in paese: «Con lui la chiesa è tornata a essere gremita di persone»

CASTELVECCHIO SUBEQUO. Sono dispiaciuti i fedeli di Castelvecchio Subequo per il trasferimento di fra Alfonso Di Francesco. Il padre provinciale fra Mauro De Filippis Delfico ha stabilito che fra Alfonso, arrivato nel giugno 2018 a Castelvecchio, dovrà prestare il suo servizio nella parrocchia di Sant’Antonio a Pescara.
Al suo posto arriverà padre Franco Rapaziale attualmente nel convento di Sant’Antonio di Pescara. I fedeli locali, ma anche quelli di Secinaro e Molina, si erano molto legati a fra Alfonso che era parroco della chiesa di Santi Giovanni Battista ed Evangelista e padre guardiano del convento di San Francesco a Castelvecchio Subequo. Alcuni di loro si sono rivolti al padre provinciale chiedendogli di far restare fra Alfonso nella Valle Subequana.
«La nostra comunità ha avuto il dono della guida pastorale di fra Alfonso Di Francesco», ha precisato un gruppo di fedeli nella lettera inviata al padre provinciale fra Mauro, «prima di quel momento la comunità parrocchiale viveva un forte disagio: pochissimi fedeli partecipavano alle celebrazioni, di cui molte soppresse, usi e riti completamente annullati e scelte non condivise con la gente del posto. In quanto poi alla vita strettamente parrocchiale non erano presenti organi fondamentali quali il consiglio pastorale e il consiglio degli affari economici, non era stato costituito neppure il comitato feste. Le liturgie non erano animate dal coro ed erano venuti meno i momenti di preghiera comunitaria».
All'arrivo di fra Alfonso la situazione, secondo il racconto del gruppo di fedeli, è cambiata radicalmente e per questo ora il suo trasferimento preoccupa la piccola comunità. «Fra Alfonso entrando in punta di piedi e raccogliendo le briciole di questa comunità, ha avviato un processo proteso a ricostruire dalle ceneri un rapporto basato sulla fiducia, sulla speranza, sulla condivisione, al fine di ricostruire dal nulla la nostra rinascita spirituale e morale», hanno concluso i firmatari della lettera. «Un processo di cui ora si iniziano a vedere i frutti. La sua tenacia e la sua autorevolezza sono coinvolgenti, tanto da aver favorito l’inizio di un percorso proteso a ricostruire la vita comunitaria e spirituale della comunità di Castelvecchio e dell’intera Valle Subequana. La chiesa è tornata ad accogliere tanti fedeli, anche famiglie giovani, ragazzi e persone dei paesi vicini. La sua presenza è determinante per la nostra comunità». (e.b.)
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