Piazza d’Armi, sì al parco tra le polemiche

Maggioranza in fibrillazione tra nomine e Prg, da Cialente richiamo al consiglio comunale «incartato» per una presa d’atto

L’AQUILA. Cinque ore per una presa d’atto. Il parco-teatro urbano di piazza d’Armi passa quando fuori piove ed è notte con 17 sì, 6 no e 4 astenuti. Il consiglio comunale dell’Aquila, partito con un’ora di ritardo, scrive un’altra grande pagina di produttività al termine di un’estenuante seduta che mette a nudo, una volta di più, le difficoltà della maggioranza di procedere speditamente verso programmi già disegnati e delibere già masticate e l’ostruzionismo dell’opposizione che segna ormai, a quattro anni dal terremoto, la fine della «casacca unica» in nome della città. E il ritorno alle solite vecchie cantilene che rimbalzano da un lato all’altro della vecchia palestra della Mazzini, ora diventata aula di consiglio comunale. Le grida che risuonano tra queste mura non sono allegre come quelle dei ragazzi che qui correvano attorno al pallone. C’è poco da ridere, insomma. Com’è lontano il ritornello L’Aquila bella me’ tanto in voga nel post-terremoto. E meno male che il centrosinistra si presenta in aula (dove Cialente vuole portare le telecamere per far assistere gli aquilani allo «spettacolo») fresco fresco di riunione di maggioranza. Incontro preventivo e, almeno nelle intenzioni, camera di compensazione di mal di pancia diffusi che invece in aula diventano più che flatulenze. Che ammorbano l’aria.

PRG E NOMINE. Sullo sfondo il Prg incipiente e le nomine delle municipalizzate. Ingredienti, questi, che uniti alla voglia di alcuni consiglieri di marcare la differenza col sindaco pur stando nello stesso schieramento e a volte nello stesso partito (Bernardi-Cialente nel Pd da un lato, De Santis-Mancini nell’Idv dall’altro) scatenano una battaglia sul nulla. Visto che la ratifica dell’accordo di programma Comune-Provincia è considerato dai più un pro forma. E invece il dibattito si sviluppa, o meglio avviluppa, ripartendo dal tempo in cui a piazza d’Armi giravano i carrarmati e uno, una volta, sfondò pure un muro della caserma. Cinque ore di consiglio comunale a quattro anni dal terremoto per approvare un paio di punti all’ordine del giorno è un po’ poco. E, alla fine, poco ci manca che il presidente dell’assemblea Carlo Benedetti debba ficcare la mano nel bussolotto per tirarvi fuori un paio di punti «sicuri» da approvare prima di cena. E del rinvio alla seconda convocazione. Così, tanto da giustificare il gettone di presenza. Tra volute di fumo di sigarette elettroniche e consiglieri in t-shirt oppure camicia a manica corta si comincia a dipanare il futuro della città.

ACQUA. Non volano bottigliette d’acqua, come si racconta sia avvenuto all’ex Onpi durante la riunione di maggioranza in cui ci sono state minacce di dimissioni da parte di alcuni consiglieri comunali per denunciare il mancato coinvolgimento nelle scelte di sindaco e assessore alla Ricostruzione. E dei loro uomini di fiducia. Lo scontro si ripropone tale e quale in aula. Dove non mancano i duelli rusticani che fanno sballare il mixer audio.

VADO E TORNO. Cialente, andato e tornato dall’Auditorium del Parco, quando vede che tra un distinguo e l’altro (nel Pd vota no al parco-teatro Antonello Bernardi; tra gli oppositori vota sì Raffaele Daniele dell’Udc) l’aula è ancora al primo punto, sbotta. E se la prende con Bernardi che per piazza d’Armi avrebbe voluto un altro progetto. E un percorso diverso. Ha appena finito di dirlo quando Cialente, improvvisamente scuro in volto, parte alla lontana ma arriva subito al sodo. «Ci è capitato un destino strano», dice a un’aula sonnacchiosa da dove partono battute prontamente respinte al mittente. «Potevamo essere, forse eravamo una squadra di C2 o anche di Interregionale», declama solennemente il sindaco. «La storia ci ha messo a fare la Champions League. Abbiamo speso un miliardo. Siamo stati bravi. Questo ci impone di evitare una serie di giochi e di orpelli. Bisogna giocare lineari, palla a terra. Si è aperto un grande dibattito su una cosa, il parco urbano, che nasce perché in zona Cesarini facemmo l’operazione di acquisto a quattro soldi di piazza d’Armi. C’era un business park per quell’area. Invece abbiamo fatto un concorso internazionale di progettazione presieduto da un grande architetto americano. Sono arrivati progetti anche dall’estero. Gara seria. Il premio da 15 milioni la commissione ce l’ha dato non perché abbiamo fatto un campo verde con alberi e panchine. Hanno premiato l’idea. Questa città ha bisogno di un teatro vero. Io chiedo che vada fatta la ripresa televisiva, qui dentro, per una questione di trasparenza». Poi il sindaco, rivolto al collega medico Bernardi, esplode in un’invettiva senza precedenti. «Mi sta benissimo che lei, da ambientalista quale è da alcuni anni, difenda la sua autonomia e le sue ragioni. Ma diciamo che quell’enorme, spettrale ovale di cemento che è il mercato degli ambulanti in piazza d’Armi c’è una persona che qui dentro l’ha sostenuto. È lei che guidava l’occupazione della strada, questo è stato lei», diretto a Bernardi, in un crescendo di decibel. «Lei è stato il protagonista consiliare per mettere lì gli ambulanti. Non le chiedo di votare per questa maggioranza per cui lei, come un tergicristallo, un po’ entra e un po’ esce. Ma non può prendere per i fondelli questa città. Ci vuole gente seria, lei ha sostenuto quello schifo. E adesso lo deve riconoscere. C’è un limite a tutto». Segue una serie di «Smettila» e «Vergognati» che in tv avrebbe fatto share.

IL PARCO-TEATRO. Poi, alle 19,53, il voto. L’assessore Di Stefano detta i tempi del parco-teatro: «Cinque-sei mesi per il progetto definitivo, poi gara per l’appalto integrato, l’esecutivo e due anni di lavori». L’ultima lite è tutta interna all’Idv, col consigliere e preside Angelo Mancini che invita l’assessore Lelio De Santisa dimettersi e quest’ultimo che lo apostrofa così: «Non siamo a scuola, il prof vai a farlo lì». E buonasera.

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