Pugno in un occhio alla figlia e coltello puntato alla gola del figlio: 44enne condannato, si va in Appello

L’Aquila. L’uomo si è visto pure sospesa la potestà genitoriale dal tribunale per i minorenni. Ma il suo legale non ci sta e impugna la sentenza di primo grado. Così, venerdì, sarà anche la Corte d’Appello a pronunciarsi
L’AQUILA. A settembre era stato condannato a sei anni di reclusione dal tribunale ordinario dell’Aquila per maltrattamenti in famiglia. Poi, a dicembre, si è visto pure sospesa la potestà genitoriale da quello per i minorenni. Ma il suo legale non ci sta e impugna la sentenza di primo grado. Così, venerdì, sarà anche la Corte d’Appello a pronunciarsi.
La vicenda giudiziaria era scaturita lo scorso maggio da una segnalazione partita dalla vicina di casa di una coppia – lui 44enne, lei 37enne, rispettivamente padre e madre di quattro figli, tutti minorenni –, risoltasi ad assecondare il contenuto di un messaggio ricevuto poco prima sul telefonino: «chiama la polizia». In sottofondo il pianto dei bambini. Gli agenti della squadra Volante poi intervenuti nell’abitazione della coppia (un Map alla periferia del capoluogo) hanno quindi scortato in pronto soccorso la donna per poi procedere all’arresto dell’uomo. Alla base di quella richiesta di aiuto una lite di coppia scoppiata per futili motivi e culminata in un calcio che ha raggiunto la donna – colpita a una gamba – ma che era giunta a minacciare anche l’incolumità di uno dei figli. Minaccia a fronte della quale la 37enne era riuscita ad afferrare il suo telefono e registrare un breve vocale di aiuto poi inviato alla vicina. Anche se è quando la donna viene ascoltata in separata sede che a emergere è uno spaccato familiare fatto di maltrattamenti domestici che andavano avanti da più di dieci anni. Un quadro fatto di vessazioni fisiche e psicologiche, quello ricostruito dal Pm, corroborato da quanto dichiarato dagli stessi figli della coppia, che a novembre, hanno poi confermato gli episodi di violenza a cui sono stati sottoposti dal padre, restituendo agli inquirenti tutto il clima di terrore percepito dagli stessi tra quelle quattro mura, in opposizione al sollievo provato viceversa da quando quest’ultimo ne era stato allontanato. Tra le contestazioni a carico del 44enne figurano un pugno in un occhio alla figlia, e un coltello puntato al collo del figlio. Poi le botte alla compagna – scaraventata in un’occasione contro un muro – oltre a varie esternazioni intimidatorie alternate a vere e proprie minacce di morte. Elementi, questi, che avevano quindi indotto il giudice Marco Billi a infliggere una pena di sei anni di reclusione con rito abbreviato per il 44enne, più di quanto richiesto dallo stesso Pm, Ugo Timpano. E il giudice del tribunale per i minorenni, Roberto Ferrari, a sospendere a sua volta la patria potestà per la durata di un anno. Con la difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocata Rita Adornati, che ora punta però a una riduzione della pena inflitta in primo grado al suo assistito. La persona offesa, costituitasi parte civile, è invece rappresentata dall’avvocata Simona Giannangeli.

