Quaranta vigili urbani di Milano sfollati all’Aquila

Lavorano ad Amatrice, l’albergo di Campotosto che li ospita è ritenuto non più sicuro. Acqua non potabile a Montereale
L’AQUILA. Quaranta agenti della polizia municipale di Milano che alloggiavano a Campotosto in quanto fanno servizio ad Amatrice e frazioni sono stati sfollati ieri da un albergo del centro lacustre lesionato dalle ultime scosse e trasferiti all’Aquila. La Dicomac di Rieti ha chiesto aiuto alla polizia municipale del capoluogo regionale e al Comune. In poche ore è stata trovata la disponibilità di alloggi all’interno della caserma Rossi. Inizialmente si era pensato ad assegnare loro alcuni alloggi del Progetto Case, ma mancavano alcuni allacci e dunque si è optato per le camerate della caserma degli alpini, anche grazie alla collaborazione offerta dal Nono Reggimento.
L’emergenza sisma nei centri dell’Alta Valle dell’Aterno va avanti su più fronti. Acqua torbida nelle frazioni di Montereale dopo il sisma del 30 ottobre. Tanto che la polizia municipale ha emesso un’ordinanza di divieto all’utilizzo dell’acqua potabile per uso alimentare su tutto il territorio, in attesa che vengano completati i prelievi e le analisi che devono accertarne la potabilità. Il divieto, che viene definito cautelativo, riguarda sia le abitazioni civili che le fontane pubbliche. Una parte dell’acqua potabile, come spiega il sindaco Massimiliano Giorgi, arriva dalla zona laziale, dove c’è stato il crollo di alcuni serbatoi.
«Stiamo cercando di gestire una situazione molto complicata», sottolinea Giorgi, «soprattutto perché la popolazione è provata a livello psicologico. Abbiano sistemato gli sfollati nelle aree di accoglienza, che sono dotate di 4 grandi tensostrutture nelle frazioni più popolose e altre tende sono dislocate negli abitati minori. Attualmente le verifiche di agibilità sulle abitazioni avviate dopo il sisma del 24 agosto sono ferme, ma su 1900 richieste ne erano state effettuate solo 500».
Nei tre comuni dell’Aquilano prossimi agli epicentri del terremoto che sta interessando il Centro Italia – Montereale, Campotosto e Capitignano – ci si attrezza dunque per affrontare altre notti fuori di casa. Le popolazioni, che avvertono distintamente le scosse – come quella di ieri mattina alle 9 di magnitudo 4,8 – continuano ad avere paura e anche chi ha la casa agibile preferisce passare la notte in macchina o nelle strutture allestite per ospitare gli sfollati.
«Le scosse proseguono, anche di forte intensità«, afferma il sindaco di Capitignano Maurizio Pelosi, «e le voci di un possibile spostamento dell’attività sismica verso il nostro territorio aumentano la paura. In base al nostro piano di protezione civile, l’area di accoglienza è stata individuata vicino al paese, nel campo sportivo, che è adiacente anche alla struttura polivalente comunale, dove dormono tra le 90 e le 100 persone».
A Campotosto, che si trova a 1400 metri di quota ed è uno dei centri più elevati dell’Appennino, si deve combattere soprattutto con il freddo. Anche qui la paura non passa e sono circa 60, secondo il sindaco Luigi Cannavicci, i residenti che dormono fuori casa. Manca una tensostruttura dove ospitare gli sfollati e quella piccola fornita dalla Protezione civile è senza riscaldamento.
«La tenda grande non è stata mai allestita», dice il sindaco Cannavicci, «perché non avrebbe retto alla neve. Penso che servirebbero dei container, anche senza opere di urbanizzazione. Noi stiamo facendo il possibile, abbiamo predisposto alcune brandine nell’ex ambulatorio, altre in una struttura di legno realizzata dai vigili del fuoco nel 2009 e altri posti letto si trovano nella frazione di Ortolano, gestiti dagli alpini».
Oggi sarà messa in sicurezza la chiesa di Santa Maria Apparente, che incombe sulla strada provinciale.
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