Civitella Alfedena

Sorelle scomparse, trovato un fermaglio: si cerca il Dna delle due ragazze

19 Giugno 2026

L’attenzione si sposta sui sentieri di montagna, al setaccio i casolari nelle campagne di Cassino

CIVITELLA ALFEDENA. Dopo 12 giorni di ricerche senza esito, emerge un elemento che potrebbe riaccendere le speranze degli investigatori impegnati nel ritrovamento di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno scorsi. Nel corso delle operazioni di perlustrazione effettuate nelle ultime ore, i soccorritori hanno rinvenuto un fermaglio per capelli lungo un sentiero nei dintorni del paese. Secondo quanto riferito, l’oggetto, trovato da un medico e consegnato agli inquirenti, sarebbe stato riconosciuto da un’amica delle due adolescenti come appartenente a una delle ragazze. Il ritrovamento ha attirato l’attenzione delle squadre impegnate nelle ricerche. Al momento non vi sono conferme ufficiali sull’effettiva appartenenza del fermaglio a Sarah o Alisya, ma la scoperta rappresenta comunque una delle poche tracce concrete emerse dall’inizio della vicenda.

La procura della Repubblica di Sulmona, che coordina le indagini, ha disposto il sequestro del fermaglio che sarà analizzato in maniera accurata nelle prossime ore. Gli inquirenti vogliono trovare la prova regina che attesti l’appartenenza del fermaglio alla ragazza. Inoltre la Procura nei prossimi giorni potrebbe disporre i rilievi dattiloscopici. Si basano sullo studio delle creste papillari presenti sui polpastrelli e sui palmi delle mani, che sono uniche e immutabili per ogni persona. Ciò alla luce delle modalità della fuga delle ragazze. Secondo quanto emerso le ragazzine sarebbero uscite da una porta-finestra superiore per poi finire su una tettoia e scavalcare la recinzione.

Gli inquirenti continuano a seguire ogni pista, mentre le ricerche proseguono senza sosta tra sentieri, aree boschive e zone impervie del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il cambio di passo si è visto nella giornata di ieri. Dal lago, le attenzioni delle forze dell’ordine e dei volontari si sono spostati ai sentieri montani. Sono 60 gli uomini impegnati che sono stati coadiuvati anche dagli elicotteri dei vigili del fuoco che stanno dando manforte alle ricerche. Nel frattempo l’attività investigativa si è estesa anche al Cassinate.

Nelle ultime ore sono state effettuate una serie di perquisizioni, in particolare in alcuni casolari situati nelle campagne della zona. Un’attività sulla quale viene mantenuto il massimo riserbo dagli investigatori. Il procuratore della Repubblica di Cassino, Carlo Fucci, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, limitandosi a non smentire l’esistenza delle operazioni. Le verifiche sarebbero state disposte anche alla luce delle dichiarazioni rese dal fidanzato della sorella maggiore, Alisya. Il giovane avrebbe riferito agli inquirenti il sospetto che le due ragazze possano trovarsi in un luogo segreto insieme ad alcuni parenti che le avrebbero aiutate nell’allontanamento dalla struttura. Si tratta al momento di una semplice ipotesi investigativa, priva di conferme, ma che viene attentamente vagliata dagli investigatori.

Con il passare delle ore cresce l’angoscia della madre Valentina D’Acunto. A dar voce alle sue preoccupazioni è l’avvocato Enrico Mastantuono, che lamenta una totale assenza di comunicazioni ufficiali nei confronti della propria assistita. «Come la mia assistita, anch’io continuo a essere informato sugli sviluppi della vicenda attraverso gli organi di informazione e non dagli inquirenti o dalle istituzioni», afferma il legale. Secondo Mastantuono, la donna teme che alle figlie possa essere accaduto qualcosa di grave. Un timore che aumenta con il passare dei giorni e con il permanere del mistero sulla loro sorte.

L’avvocato riferisce inoltre di aver appreso soltanto dai mezzi di informazione l’esistenza di un possibile elemento investigativo riguardante l’aggancio di una cella telefonica riconducibile all’attuale compagno della madre delle ragazze. «A quanto mi risulta», precisa il legale, «il compagno della signora D’Acunto non è stato ascoltato dagli inquirenti né è destinatario di alcun atto formale». Impegnato sul fronte delle ricerche anche il padre Stefano Di Giacinto che lo scorso 28 maggio aveva riottenuto la responsabilità genitoriale. «Ci tengo a ricordare il fatto che Sarah, la più piccola, è celiaca», afferma il padre in un video diffuso tramite l’associazione Penelope, lanciando un appello a «chiunque nei negozi, nei negozietti noti qualcuno che acquista prodotti senza glutine, che potrebbero essere destinati alla dodicenne».

Ieri mattina, intanto, i carabinieri sono tornati nei pressi della casa famiglia di Civitella Alfedena e hanno collocato delle transenne per bloccare la strada di accesso alla struttura. Gli inquirenti stanno cercando anche di decifrare il mistero dei tre telefonini che avevano le sorelline quando hanno lasciato la casa famiglia. Per alcuni giorni i dispositivi sono stati attivi. Poi hanno smesso di funzionare. L’ultimo segnale captato risale a mercoledì 10 giugno. Gli inquirenti stanno facendo accertamenti su una terza utenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Gli inquirenti continuano a seguire ogni pista, mentre le ricerche proseguono senza sosta tra sentieri, aree boschive e zone impervie del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Il cambio di passo si è visto nella giornata di ieri. Dal lago, le attenzioni delle forze dell’ordine e dei volontari si sono spostati ai sentieri montani. Sono 60 gli uomini impegnati che sono stati coadiuvati anche dagli elicotteri dei vigili del fuoco che stanno dando manforte alle ricerche.

PERQUISIZIONI A CASSINO

Nel frattempo l’attività investigativa si è estesa anche al Cassinate. Nelle ultime ore sono state effettuate una serie di perquisizioni, in particolare in alcuni casolari situati nelle campagne della zona. Un’attività sulla quale viene mantenuto il massimo riserbo dagli investigatori. Il procuratore della Repubblica di Cassino, Carlo Fucci, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, limitandosi a non smentire l’esistenza delle operazioni. Le verifiche sarebbero state disposte anche alla luce delle dichiarazioni rese dal fidanzato della sorella maggiore, Alisya. Il giovane avrebbe riferito agli inquirenti il sospetto che le due ragazze possano trovarsi in un luogo segreto insieme ad alcuni parenti che le avrebbero aiutate nell’allontanamento dalla struttura. Si tratta al momento di una semplice ipotesi investigativa, priva di conferme, ma che viene attentamente vagliata dagli investigatori.

LA RABBIA DELLA MADRE

Con il passare delle ore cresce l’angoscia della madre Valentina D’Acunto. A dar voce alle sue preoccupazioni è l’avvocato Enrico Mastantuono, che lamenta una totale assenza di comunicazioni ufficiali nei confronti della propria assistita. «Come la mia assistita, anch’io continuo a essere informato sugli sviluppi della vicenda attraverso gli organi di informazione e non dagli inquirenti o dalle istituzioni», afferma il legale. Secondo Mastantuono, la donna teme che alle figlie possa essere accaduto qualcosa di grave. Un timore che aumenta con il passare dei giorni e con il permanere del mistero sulla loro sorte. L’avvocato riferisce inoltre di aver appreso soltanto dai mezzi di informazione l’esistenza di un possibile elemento investigativo riguardante l’aggancio di una cella telefonica riconducibile all’attuale compagno della madre delle ragazze. «A quanto mi risulta», precisa il legale, «il compagno della signora D’Acunto non è stato ascoltato dagli inquirenti né è destinatario di alcun atto formale». Impegnato sul fronte delle ricerche anche il padre Stefano Di Giacinto che lo scorso 28 maggio aveva riottenuto la responsabilità genitoriale. «Ci tengo a ricordare il fatto che Sarah, la più piccola, è celiaca», afferma il padre in un video diffuso tramite l’associazione Penelope, lanciando un appello a «chiunque nei negozi, nei negozietti noti qualcuno che acquista prodotti senza glutine, che potrebbero essere destinati alla dodicenne».

I TELEFONI

Ieri mattina, intanto, i carabinieri sono tornati nei pressi della casa famiglia di Civitella Alfedena e hanno collocato delle transenne per bloccare la strada di accesso alla struttura. Gli inquirenti stanno cercando anche di decifrare il mistero dei tre telefonini che avevano le sorelline quando hanno lasciato la casa famiglia. Per alcuni giorni i dispositivi sono stati attivi. Poi hanno smesso di funzionare. L’ultimo segnale captato risale a mercoledì 10 giugno. Gli inquirenti stanno facendo accertamenti su una terza utenza.

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