il massacro

Strage di lupi nel Parco Nazionale D’Abruzzo: primi testimoni in Procura

3 Giugno 2026

Al vaglio la lista di imprenditori rimasti tagliati fuori nonostante i ventimila ettari di terreni affittati

SULMONA

Al via oggi gli interrogatori sulla strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

La Procura della Repubblica di Sulmona ha convocato Dino Rossi, rappresentante del Cospa, pronto a salire all’ultimo piano del palazzo di giustizia peligno per fornire elementi utili agli inquirenti sui fitofarmaci utilizzati nelle aree in cui sono avvenuti gli avvelenamenti e sui meccanismi legati all’ottenimento degli indennizzi.

«Sicuramente ci sono dei fitofarmaci che vengono maggiormente utilizzati da alcuni soggetti e su determinate colture. Come pure va posta l’attenzione sugli imprenditori che sono rimasti fuori dai fondi perché il Parco ha affittato circa ventimila ettari di terreno», sottolinea Rossi.

L’inchiesta entra quindi nella fase decisiva con l’audizione dei primi testimoni. Gli investigatori scavano nel contesto delle forti tensioni legate alla gestione del territorio e alla convivenza con i grandi predatori, in un’area in cui le normative su pascolo e allevamento sono sempre più stringenti e una parte degli operatori zootecnici ritiene insufficienti i rimborsi previsti per i danni da fauna selvatica.

Per fare luce sulla vicenda, il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha istituito un gruppo di lavoro dedicato, composto insieme ai sostituti procuratori Stefano Iafolla ed Edoardo Mariotti.

Le indagini sul campo sono state affidate ai carabinieri Forestali Abruzzo e Molise, supportati dal reparto carabinieri del Parco. Da giorni è in corso una vasta operazione di controllo a tappeto che si concentra soprattutto nei comuni di Pescasseroli, Barrea, Bisegna e Alfedena.

Le verifiche stanno riguardando da vicino le rivendite e i distributori di fitofarmaci e sostanze tossiche. L’arma del delitto è stata identificata con precisione nei fitofarmaci, prodotti agricoli di facile reperibilità ma dagli effetti fulminanti. I veleni sono stati inseriti con cura all’interno di bocconi di carne, successivamente sigillati in sacchetti di plastica. Un confezionamento meticoloso che, secondo gli inquirenti, non lascia spazio a dubbi sulla natura premeditata del gesto volto a sterminare gli animali.

Al momento l’inchiesta resta in pieno corso e non risulta alcuna contestazione formale di responsabilità. Nel frattempo, tra le comunità locali e gli operatori del territorio, cresce l’attesa per sviluppi che potrebbero arrivare già nei prossimi giorni.  

©RIPRODUZIONE RISERVATA