Truffa con la Postepay e poi ne denuncia il furto

Una 31enne di Zagarolo ha attivato due carte per raggirare un 64enne e poi ha presentato querela: condannata a un anno
L’AQUILA. Voleva mettere a segno una truffa online e poi crearsi un alibi, così da dare la colpa a ignoti di cui lei stessa era rimasta a sua volta vittima. Tanto da procedere dapprima all’attivazione di due Postepay con cui riesce a farsi fare 5 bonifici da uno sconosciuto, e poi corre in questura a denunciarne lo smarrimento, forse un furto, chissà. Un piano che sembrava non fare una piega, quello ideato da Rouen Suffrè, 31enne di Zagarolo (Roma), teso com’era ad arricchirla a spese di qualcun altro, facendola però passare al tempo stesso da persona altrettanto offesa. Di quei piani che riescono pure alla grande, anche se solo a metà.
Con la donna che infatti, anche grazie alla complicità di un uomo – rimasto ignoto – riesce effettivamente a spillare 1.235 euro di ricariche a un 64enne di Fossa, adescato con la scusa di voler acquistare quattro cerchioni da lui stesso messi in vendita tramite un annuncio postato su un noto sito di e-commerce. Una pratica, purtroppo, fin troppo diffusa di questi tempi: la vittima del raggiro aveva infatti lasciato il suo contatto in calce alle foto dei quattro cerchioni. E il telefonino non aveva tardato a squillare. All’altro capo una voce maschile che si dichiara talmente interessata alla merce da chiedere, e ottenere, anche uno sconticino. Quindi un nuovo accordo. «Allora si, sono interessato», si sente dire il 64enne. «Però bisogna fare in fretta», dice.
E subito lo indirizza verso il primo sportello con la scusa di inserire un codice che poi sarebbe servito a ricevere gli accrediti. Solo che la procedura non funziona al primo colpo. Forse ci sarà qualche malfunzionamento. Conviene riprovare. E la vittima ripete più volte la procedura, ogni volta versando 250 euro. «Allora no, eccoti un altro iban. Evidentemente quello di prima non ne vuole sapere». E vai con altri bonifici. Quando l’uomo raggiunge il limite di prelievo giornaliero, e i quattro cerchioni gli restano pure sul groppone, la voce maschile però non si fa mai più sentire.
È lì che l’uomo capisce di essere stato truffato. Il passo falso la donna lo commette invece solo successivamente, quando cioè va a denunciare a sua volta il furto della sua Postepay, la stessa appena ricaricata dal 64enne. È alle forze dell’ordine capitoline che la 31enne ne dichiara lo smarrimento in una data antecedente a quella della sua attivazione. Un passo falso che alla fine non le dà scampo, specie per la corrispondenza tra i numeri di carta e quelli già comparsi su una denuncia presentata all’Aquila. Ecco perché ieri il giudice Dino Tarquini ha inflitto alla donna, rappresentata dall’avvocato Giancarlo Di Giulio del Foro di Roma, una pena a un anno di reclusione e 600 euro di multa, nonostante il pm, Ilaria Prezza, avesse chiesto 8 mesi.
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