Una comunità unita nel nome di Amina, la bimba investita da una moto

foto di Antonio Oddi
L’abbraccio tra cristiani e musulmani per la piccola, morta nei giorni scorsi. Il sindaco Barile: «Ora una veglia congiunta per dirle addio»
LECCE NEI MARSI. Il dolore parla una lingua sola. Tra le strade di Lecce, in questo lembo di terra marsicana, il vuoto lasciato dalla scomparsa della piccola Amina ha trasformato la sofferenza in un ponte ideale, che azzera diffidenze e steccati culturali. «Qui non si vedono distinzioni, esiste un’unica grande comunità raccolta attorno alle famiglie coinvolte in questa tragedia». Il sindaco Augusto Barile racconta i giorni drammatici del lutto. «Accanto alle lacrime esiste una solidarietà autentica. Che ha dato e sta dando forza ai genitori di Amina, dai quali riceviamo un grande esempio di dignità». Soltanto poche sere fa, le porte della moschea locale si sono aperte per la comunità musulmana e quella cristiana, alla presenza del parroco del paese. Ognuno a suo modo ha pregato per la piccola scomparsa.
«È stato un momento di raccoglimento profondo, condiviso da tutti». E per certi versi inedito, ma destinato a replicarsi non appena la salma della minore sarà restituita ai familiari. «Stiamo lavorando a un’iniziativa che consenta a chiunque di esprimere il proprio cordoglio senza vincoli», ha spiegato Barile. Le due comunità religiose stanno valutando l’organizzazione di una veglia comune all'interno di una casa funebre: uno spazio neutro e aperto, pensato per permettere all’intero paese di salutare Amina e stringere in un abbraccio fisico i suoi genitori. Questo non sarebbe possibile all’interno della moschea, dove l’accesso è tradizionalmente riservato agli uomini, salvo rare eccezioni per le donne accuratamente coperte.
E proprio la partecipazione emotiva alla perdita della bambina ha stravolto la percezione degli immigrati rispetto all’accoglienza materiale ricevuta nel piccolo borgo marsicano. «La comunità islamica è rimasta quasi spiazzata di fronte alla nostra vicinanza», ha spiegato Barile. «Non è un segreto che esista spesso una sorta di riserva mentale, dovuta al clima generale che si respira verso lo straniero. Per questo i giorni drammatici che stiamo attraversando si sono rivelati un ulteriore, fondamentale passo verso un’integrazione che qui è già una realtà concreta. Questi uomini e queste donne ormai parte della nostra quotidianità si sono letteralmente “scongelati” nei nostri confronti. Siamo nei fatti un’unica grande comunità: non possono esistere separati in casa. E la famiglia della bambina ha avvertito con forza questa incredibile maratona d’affetto».
La vicinanza del sindaco e dell’amministrazione comunale nelle ultime ore si è tradotta in un aiuto concreto. La raccolta fondi promossa dall’ente ha già registrato un’adesione importante. «Sul conto corrente della Pro Loco stanno arrivando versamenti non solo dai nostri concittadini, ma da ben oltre i confini comunali», fa sapere Barile. «Come amministrazione siamo pronti ad assumerci l’onere economico di coprire la quota mancante per garantire il trasferimento della salma di Amina in Marocco, dove la piccola sarà sepolta secondo il desiderio dei suoi cari». Sul fronte burocratico e giudiziario, la vicenda resta legata ai tempi tecnici delle istituzioni. Il curatore nominato dal tribunale per i minorenni ha già rilasciato il formale nulla osta per la restituzione del corpo alla famiglia. Tuttavia per lo sblocco della procedura si attende il rientro in servizio del pubblico ministero titolare dell'inchiesta, Marianna Proietti, previsto per la giornata di lunedì. Fino ad allora, la salma della piccola Amina resterà all’obitorio dell’ospedale San Salvatore dell'Aquila.
Nel frattempo le forze dell’ordine e la magistratura proseguono l’attività d’indagine per ricostruire con esattezza le responsabilità della tragedia e la dinamica che ha visto la moto travolgere la bimba. Secondo quanto ricostruito finora, la piccola di quattro anni, Amina Moukrim, era da poco uscita di casa assieme al fratellino di 7 anni e al papà Mourad, quando è stata travolta da una moto da cross, irregolare su strada pubblica. In sella un vicino di casa, G.V., 25enne. La bambina è morta sul colpo. Inutili i tentativi di rianimarla, durati circa un’ora. Il giovane è indagato per omicidio stradale. È difeso dall’avvocato Franco Colucci. I familiari della bambina, invece, sono rappresentati dai legali Berardino Terra e Stefano Guanciale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

