Sulmona

Video nazista nella scuola di Sulmona: «Così fallisce l’eredità della nostra Resistenza»

12 Febbraio 2026

Monito del nipote del partigiano Malvestuto dopo la sfida social: «Quando episodi del genere accadono in aula bisogna interrogarsi»

SULMONA. «Una storia che fa fallire l’eredità morale lasciata dai protagonisti della Resistenza». A prendere una posizione sulla vicenda del saluto romano a scuola è Daniele Di Mascio, 37enne di Sulmona, nipote di Gilberto Malvestuto, il partigiano della Brigata Maiella morto nel marzo 2023 all’età di 102 anni.

Di Mascio ha seguito dagli Usa, dove si trova per lavoro, la vicenda avvenuta nel liceo Vico dove cinque giovanissimi studenti di una classe terza, tra i 16 e i 17 anni, hanno dato vita ad una scommessa sui social, portando in classe diversi oggetti che richiamano la cultura nazifascista tra cui una bandiera. Poi, un video e una foto che sono stati postati da un 17enne di Scanno su TikTok e Instagram. Reel scomparsi dopo poche ore. «Quando gesti, simboli o episodi che richiamano il nazifascismo compaiono dentro una scuola», dice il nipote di Malvestuto, «l’intera comunità dovrebbe interrogarsi sulla direzione culturale che sta prendendo, perché tutti sappiamo che è proprio nelle scuole e nell’educazione delle giovani generazioni che vive o fallisce l’eredità morale lasciata da testimoni della Resistenza come nonno», afferma Di Mascio che ricorda gli insegnamenti avuti da nonno Gilberto. «Imbracciare un fucile a nonno non è mai piaciuto e l’ideologia fascista l’ha combattuta con le armi quando non c’erano alternative. Per il resto dalla sua vita, nonno è stato fermamente convinto che la vera difesa dei valori democratici nati dalla lotta di Liberazione non fosse la memoria rituale, ma la coscienza critica dei giovani», dice Di Mascio amareggiato per la vicenda balzata alle cronache. «Esattamente per questo motivo nonno entrava nelle scuole con entusiasmo, perché, come ripeteva spesso, la libertà non è garantita una volta per tutte e proprio tra i banchi nasce la capacità di riconoscere l’ingiustizia, il linguaggio dell’odio, le semplificazioni pericolose. Per lui gli studenti non erano spettatori della storia, ma i custodi del suo seguito. La scuola», continua, «è il luogo dove si trasformano gli errori in consapevolezza, dove si insegna che i diritti non sono slogan ma conquiste costate vite umane. Ogni volta che un insegnante aiuta uno studente a ragionare con la propria testa, a verificare le fonti, a rispettare le differenze, lì la sua eredità è viva. La Resistenza, oggi, passa da lì», conclude il giovane lanciando quindi un monito perché quanto accaduto si faccia messaggio e spinga a riflettere.

Ufficiale della Brigata Maiella con il grado di sottotenente, Malvestuto entrò tra le primissime truppe liberatrici a Bologna all’alba del 21 aprile 1945 alla testa della sua sezione Mitraglieri della Compagnia Pesante mista, integrata da un plotone della I Compagnia fucilieri. Rivestì diversi incarichi e, in qualità di rappresentante della componente resistenziale nel Comitato direttivo dell’Istituto abruzzese per la Storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (in seguito divenuto Istituto abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea), ne fu prima vicesegretario, poi vicepresidente e, infine, presidente dal 1989 al 1993. Nel 2021, in occasione dei cento anni, il Comune di Sulmona gli aveva donato il sigillo di Re Ladislao, la massima onorificenza cittadina.