Aggressione alla Barcaccia, la rabbia dei residenti: «Basta buonismo, ormai si rischia anche rientrando a casa»

Pescara. L’imprenditore Ciferni: «Il tema della sicurezza riguarda tutti», e i negozianti sollecitano verifiche per alcol, droga e coltelli
PESCARA. «Stavo andando a cena lì, per pochi minuti non mi sono trovato in quella follia con mia moglie e mia nipote in braccio. Ma poteva succedere a chiunque rientrando nel portone di casa, entrando nel mio locale o in quello di un altro: ormai siamo di fronte a un problema che sta diventando cronico e riguarda tutti». Riccardo Ciferni, imprenditore delle pizzerie Trieste aperte anche all’estero e dell’omonimo stabilimento a un tiro di schioppo da piazza Primo Maggio, lo dice subito: «Bisogna intervenire pesantemente, perché non è possibile che una persona, uomo o donna, minorenne o maggiorenne che sia, non abbia la tranquillità di vivere, di lavorare, di passeggiare in una città come Pescara, una città di provincia che non è Roma e non è Milano. Una città che dovrebbe essere ancora un’isola felice e che, ahimé, sembra che ce la siamo persa».
Lo dice, Ciferni, il giorno dopo la violenta aggressione ai danni del ristoratore intervenuto per difendere il padre dall’insistenza di un giovane evidentemente fuori di sé che pretendeva di entrare nel ristorante in pieno centro. E sottolinea: «Non è un episodio sporadico. Succede, è successo, risuccederà». La colpa? «Del falso buonisimo», dice Ciferni, «quello dell’accoglienza tout court. Ma il problema non è l’immigrato, il problema è la sicurezza ed è un tema reale». Come se ne esce? «Intanto va rivisto l’approccio nei confronti di chi non rispetta le regole. Non mi interessa se è italiano o indiano. Tutti devono comprendere che la condivisione di spazi e di vita ha delle regole ferree oltre le quali bisogna intervenire pesantemente. Basta con il falso buonismo. Chi non ha niente non rischia niente, non è questione di razza o di nazionalità, bisogna smetterla con il buonismo in generale perché siamo di fronte a un’emergenza dovuta, certo, alla disperazione, ai problemi economici. Ma non è questo l’approccio giusto».
Quanto poi a piazza Primo maggio, più in concreto, Ciferni dà voce al rione che quotidianamente da anni sollecita più controlli e attenzione in quel parchetto che è il biglietto da visita che la città consegna a chi frequenta gli alberghi, i ristoranti e gli stabilimenti della zona. «Intanto», rimarca l’imprenditore, «dovrebbero essere sfoltite le chiome delle piante. Poi serve illuminazione e va risistemata quella zona del museo ,bisogna ridargli vita. Al netto di tutto, l’intera area va illuminata, e sicuramente occorre, ma in generale ovunque, una presenza della forza pubblica». A ribadirlo, i commercianti della zona. Roberto Finocchio, il biciclettaio di via Gramsci, allarga il problema anche alla zona del Mc Donald’s: «Lì davanti, vicino alla Nave di Cascella, è spesso pieno di gentaglia, il fine settimana in particolare. Mi rendo conto che la polizia fa quello che può e che non può stare in tutta la città, ma fare un po’ di verifiche e controlli il sabato sarebbe un buon deterrente e servirebbe a individuare chi è sotto alcol o droga, o chi gira con i coltelli. Qui intorno li vedi questi personaggi e diciamolo, un ragazzino perbene non gira più sicuro in centro, oggi più di qualche tempo fa».
Gli fa eco l’ottico Antonello Orlando: «Ho il negozio qui in via Tassoni da dieci anni, tra commercianti ci aiutiamo, ci diamo una voce alla prima cosa che non va, chiamiamo la pattuglia e la pattuglia arriva. Ma il problema restano i bivacchi continui, i personaggi un po’ loschi che stanno soprattutto nella zona della Nave di Cascella e che portavano avanti movimenti strani in piazza Primo Maggio. Ora hanno messo le giostrine, almeno il parchetto adesso è più frequentato, ma resta il fatto che Pescara potrebbe essere molto più controllabile, e invece succede quello che è successo sabato sera. Per poco non mi sono trovato anche io davanti al ristorante, e chissà cosa sarebbe successo».

