Agguato al bar, si batte la pista del debito

Al vaglio degli investigatori, un’animata lite tra Cavallito e un personaggio noto alle forze dell’ordine, e una telefonata
PESCARA. Un’animata telefonata con qualcuno che gli chiedeva insistentemente dei soldi indietro, e lui, Luca Cavallito, che ripete di non averli. E di fronte all’insistenza del suo interlocutore ripete: «No, la banca non me li dà». E poi, lunedì scorso, quel telefonino portato via dal killer.
È solo un tassello della complessa indagine che il pool di magistrati e gli investigatori della Mobile stanno portando avanti per dare un nome e un movente a chi ha ucciso l’architetto pescarese di 66 anni Walter Albi, e ridotto in fin di vita Cavallito, il pescarese di 49anni ricoverato in Rianimazione dopo quattro interventi chirurgici. Qualcuno che lunedì sera gli ha teso la trappola mortale, lasciandoli a loro insaputa in attesa del killer che li ha sorpresi nel bar della strada parco con un vassoio di 12 pizzette e due posti al tavolo ancora da occupare.
Ma il punto è: perché voler uccidere entrambi? È vero che lunedì scorso il vassoio di pizze lasciava intendere un incontro conviviale, ma è pur vero, almeno osservando le immagini di quell’attesa, che i due non sembrano affatto contenti di essere lì: con i telefonini tra le mani, aspettano, senza dirsi una parola. E se in prima battuta era stata presa in considerazione la pista di un affare avviato insieme, da Albi e Cavallito, con il passare dei giorni questo aspetto sembra perdere consistenza. L’affare delle casette galleggianti di legno, sul mare della riviera sud, era in fase embrionale, considerando che il finanziamento chiesto, seguendo il sogno della sorella di Cavallito ideatrice del progetto, era ancora di là da venire. L’affare del parapendio a Manoppello? Meno di niente: solo un interessamento di Albi, 5-6 anni fa, a un terreno dove realizzare l’impianto che non è mai stato fatto.
Tentativi e movimenti che raccontano la voglia e il bisogno dei due amici, in particolare di Albi, di realizzare qualcosa di buono e fortunato per uscire dalle sabbie mobili di una costante incertezza lavorativa ed economica. Proprio Albi, di recente, aveva confidato a un amico la sua preoccupazione, per aver rilevato una società con un buco da 90mila euro.
Ma allora, se non fosse stato un affare dei due amici ad aver armato la mano del killer, quale altra ragione ci sarebbe per voler uccidere entrambi, alla fine di un giorno di estate e in una zona ancora piena di famiglie con bambini? Probabilmente, ma è tutto da verificare, un debito da troppo tempo insoluto. Magari, e questo spiegherebbe perché dovevano essere puniti entrambi, un debito contratto da uno solo dei due, per il tramite dell’amico che si sarebbe fatto garante al cospetto di gente senza scrupoli. Gente che quando ha capito che i soldi non li avrebbe rivisti, ha agito di conseguenza, alla maniera propria. E qui torna la lunga discussione al telefono di Cavallito, una decina di giorni prima, sui soldi che non riusciva a trovare. Così come, e anche su questo sono al lavoro gli investigatori, c’è da fare chiarezza su una lite tra il 49enne e un personaggio pescarese noto alle forze dell’ordine. Lite che potrebbe non avere nulla a che vedere con i soldi e con la tragedia di lunedì, ma che rappresenta l’ennesimo tassello di questo intricatissimo puzzle. Preziose, preziosissime informazioni potrebbero arrivare da Cavallito, che in Rianimazione è stabile ma sedato, in attesa di essere sottoposto ad altri interventi nei prossimi giorni.
Per ora le prime risposte sono arrivate dall’autopsia su Albi, ucciso da due dei quattro colpi, quelli ricevuti alla testa e al torace: dall’esame si evince che il killer ha puntato nella parte alta del corpo per uccidere e che, nello sparare, aveva una mano ferma e sicura. Ma lì si è presentato da solo. E chi ha esperienza di criminalità organizzata si lascia scappare che i killer di quelle parti difficilmente agiscono in solitaria: c’è sempre uno che resta sul mezzo, pronto a garantire la fuga al complice. E lunedì l’assassino, robusto e alto all’incirca un metro e 70, è arrivato da solo. E se n’è andato senza portare a termine quell’esecuzione: Cavallito è ancora vivo, guardato a vista dai poliziotti in ospedale. E a terra, nel bar, ha lasciato il telefonino di Albi, ora in mano agli investigatori.

