Arrestato l’omicida, la fuga finisce dopo 48 ore

Il killer di Pagliari catturato sul ponte Capacchietti dai carabinieri di Spoltore

PESCARA. Preso. La fuga di Michelangelo D’Agostino è finita ieri alle 16,55 sul ponte Capacchietti. A bloccare l’assassino del balneatore Mario Pagliari, ucciso con due colpi di pistola nel parco Villa de Riseis, sono stati i carabinieri della stazione di Spoltore. A loro il camorrista, con la pistola carica nascosta nella busta di plastica, ha detto: «Bravi carabinieri, bravi. Sì sono io Michelangelo D’Agostino. Il destino di uno come me è passare tutta la vita chiuso in carcere».

La fuga dell’assassino del balneatore, ucciso il giorno prima di diventare nonno, è terminata sul ponte delle Libertà, noto come ponte Capacchietti. Per Michelangelo D’Agostino, 53 anni, quindici omicidi alle spalle, appartenente al clan di Raffaele Cutolo, tra i principali accusatori di Enzo Tortora, conduttore di «Portobello» scagionato da ogni infamia, il portone del carcere si è spalancato per la quarta volta.

In fuga per 48 ore. Tanto è durata la sua latitanza. Dopo aver sparato due colpi di pistola, calibro 7,65, al titolare del lido Apollo Mario Pagliari, il camorrista è scappato nei vicoli di Pescara. Con sè ha portato il cellulare, una camicia, un paio di pantaloni. E la pistola, con il colpo in canna e quattro nel caricatore. Una pistola giocattolo, di quelle usate per la guerra simulata, ma con la canna modificata.
 
Braccato dalla polizia e dai carabinieri, il camorrista, addetto alle pulizie dei locali del parco Villa de Riseis dopo aver lavorato con la cooperativa sociale La Cometa, ha chiesto aiuto al fratello Massimiliano D’Agostino che abita a Cesa, provincia di Caserta. Ma ha commesso l’errore di usare il suo cellulare: «Vienimi a prendere», gli ha detto un quarto d’ora dopo l’omicidio, «qua è successo un macello. Vieni in via Battisti, dove ho abitato fino a due anni fa. Parti subito».

Da Cesa il fratello incensurato si è messo in viaggio: alle 20,15 è arrivato all’appuntamento. Per portare lontano dalla città battuta dalle forze dell’ordine l’assassino del balneatore. Ma in via Battisti ha trovato i carabinieri. «Prego, i documenti», la richiesta immediata. «Sì, sono il fratello di Michelangelo D’Agostino», la risposta.

Durante il controllo, al cellulare di Massimiliano D’Agostino è arrivata la chiamata del fratello ma nessuno ha risposto. Da qui è cominciata la fuga. Secondo i carabinieri, diretti dal comandante provinciale Giovanni Esposito Alaia, il camorrista si è nascosto nel rilevato ferroviario della stazione di Pescara centrale che costeggia via Ferrari. Da questo posto invaso dall’erba alta, separato dalla strada da un muro di blocchi di cemento, non si è mosso per due giorni.

Ma senza bere e senza mangiare non ha resistito: ieri alle 15 ha abbandonato il nascondiglio per dirigersi verso il quartiere Rancitelli. Alle 16,55 è stato riconosciuto sul ponte Capacchietti e arrestato dai carabinieri di Spoltore. Come nel 2005 dopo la rapina al bar Sborgia. Bloccato da dietro, non ha fatto in tempo a prendere la pistola. Non ha opposto resistenza, si è messo a ridere: «Complimenti», ha detto, «il mio destino è passare tutta la vita chiuso in carcere».