Asl, ristori Covid non dovuti per 346mila euro: inchiesta per danno erariale

Pescara. Nel mirino i soldi erogati dall’azienda sanitaria all’ex amministratore delle terme di Popoli. I giudici: «Manca il provvedimento di sospensione dell’attività, non aveva diritto al contributo»
PESCARA. La procura regionale della Corte dei Conti apre un fascicolo a carico dell’ex amministratore delle Terme di Popoli, Franco Masci, dell’ex direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, dell’attuale Vero Michitelli, di Antonio Caponetti e dei dirigenti e funzionari della stessa Azienda, Francesca Rancitelli e Graziano Di Marco.
Un presunto danno erariale di 346mila euro, causato dall’erogazione non dovuta alle Terme di Popoli del contributo quale misura di sostegno, così detti “ristori”, in relazione alle sospensioni di attività legate alla pandemia da Covid 19.
A mettere per prima le mani su questa vicenda è stata la guardia di finanza che ha poi associato a questa iniziativa una denuncia di un dirigente amministrativo della Asl di Pescara. In quel periodo (il 2020) si erano succedute alcune delibere regionali in favore di strutture private accreditate con il Servizio sanitario nazionale, recanti “Misure urgenti per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-2019” che prevedeva un “ristoro” per chi avesse dovuto sospendere la propria attività. Erano indicati dei requisiti specifici per l’erogazione di questi fondi e primo fra tutti uno specifico provvedimento regionale di sospensione delle attività ordinariamente erogate.
L’allora rappresentante legale delle Terme di Popoli, Masci, secondo la Procura «ha concorso nell’illecito erariale avendo richiesto il contributo, allegando la documentazione di supporto, pur nella consapevolezza dell’insussistenza del presupposto di legge». Nell’invito a dedurre che la procura della Corte dei Conti ha inviato ai soggetti sotto indagine, vengono riportate nel dettaglio tutte le delibere regionali, le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che davano torto ad alcune strutture che si videro negare il contributo anche da altre Asl della Regione, proprio a dimostrazione del comportamento contrario tenuto dalla Asl di Pescara. «Le condotte “contra ius” tenute dai dirigenti e funzionari della Asl di Pescara e dal rappresentante della società Terme di Popoli, sono contestate a titolo di dolo eventuale poiché compiute nella consapevolezza dell’assenza di presupposti di legge». E nello specifico la Corte aggiunge che «l’applicazione della norma nel caso delle Terme di Popoli è stata disposta in assenza di un provvedimento di sospensione dell’attività ma, addirittura, sulla base dell’istanza del legale rappresentante che ha chiaramente dichiarato che nei mesi di esercizio dell’attività ha inibito solo i trattamenti collettivi, mentre sono evidentemente continuati gli altri. Non si comprende quindi quale sospensione dovesse essere ristorata visto che non vi è stata». Rancitelli aveva peraltro scritto al direttore del dipartimento sanitario della Regione, Claudio D’Amario, per avere certi chiarimenti. Ma poi, non avendo ricevuto immediata risposta (che arrivò un paio di mesi dopo), diede ugualmente il via alla erogazione del contributo. Secondo la Corte i dirigenti «erano consapevoli che non si era verificato il presupposto normativo della sospensione delle attività e, ciò nonostante, hanno dato seguito alla liquidazione dei ristori pur avendo anche calcolato l'importo del possibile danno».
«In assenza di diversa indicazione da parte della Regione Abruzzo, invero, i due dirigenti hanno operato un lucido contemperamento di interessi attraverso il bilanciamento del vantaggio perseguito rispetto alle sue conseguenze negative». Ma la cosa più grave è che, solo dopo l’accesso della guardia di finanza (e dopo la risposta di D’Amario e le sentenze di Tar e Consiglio di Stato), «la direzione generale della Asl ha adottato la deliberazione del 23 giugno 2026 con cui è stata disposta la “caducazione” di tutte le deliberazioni della Asl di Pescara che hanno previsto la liquidazione del contributo alle strutture accreditate che ne avevano fatta richiesta (si parla di oltre 4 milioni e 200 mila euro per Pescara ndr) e il recupero delle somme. Va anche precisato, tuttavia, che nessuna diffida o azione di recupero era stata intrapresa alla data dell’accesso della guardia di finanza avvenuto l’11 agosto 2026».
Adesso la Corte attende (entro 45 giorni dalla notifica dell’invito) le controdeduzioni prima di andare avanti con il procedimento di danno erariale. Oltre a Ciamponi, che all’epoca era direttore generale e che rientra nella vicenda solo per la funzione che ricopriva, sono coinvolti Rancitelli (direttrice amministrativa) e Di Marco (quale direttore del controllo di gestione) che hanno apposto l’una il visto di regolarità tecnica e l’altro il visto contabile; il direttore amministrativo Michitelli e il direttore sanitario Caponetti che hanno entrambi apposto sulla deliberazione il parere favorevole alla liquidazione. E poi, naturalmente Masci, che è anche imputato (in un procedimento penale in corso) per la bancarotta delle Terme di Popoli dalla Procura della Repubblica di Pescara, e la stessa società ormai in liquidazione giudiziale.
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