Banda, petali e palloncini per l’ultimo saluto a Massimo Ciarelli

foto di Giampiero Lattanzio

6 Luglio 2026

Il corteo funebre a Rancitelli e poi, dopo la messa, il saluto davanti al carcere di San Donato 

PESCARA. La banda che suona a ritmo inesorabile, il sole a picco, la bara di legno chiaro che avanza lenta sulla Maserati preceduta dai familiari che spargono a terra i petali di rose. E poi le urla straziate di Francesca Ciarelli quando il feretro del più piccolo dei fratelli arriva sul sagrato della chiesa. Non si rivedevano da anni: Massimo in carcere prima a Perugia e poi a Pescara (dov’era in semilibertà), lei detenuta a Teramo. «Massimo, Massimo», strilla Francesca con tutto il fiato che ha in corpo, sostenuta dalle figlie che a stento la tengono in piedi davanti alla parrocchia di Villa del Fuoco stracolma di gente. Parte da qui il funerale di Massimo Ciarelli, morto mercoledì sera a 42 anni (43 a settembre) nello schianto con un’auto dei carabinieri, mentre scappava dai controlli dei militari che l’avevano sorpreso alla guida di uno scooter T-max a Montesilvano dove non poteva stare, lui che in semilibertà aveva la patente sospesa e il divieto di sconfinare dal percorso concesso per quello che gli restava da scontare dopo l’omicidio dell’ultrà biancazzurro del 2012: casa, associazione di volontariato a Chieti e carcere di San Donato per la notte.

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