Buoni fruttiferi postali prescritti: “Non avete più diritto ai vostri soldi”. La beffa per oltre 100 risparmiatori

Pescara, la brutta sorpresa. La scoperta dei termini scaduti per famiglie, lavoratori e pensionati: in fumo migliaia di euro. E il Codacos scrive al ministro Giorgetti: «I risparmiatori andavano allertati prima della scadenza». Le Poste replicano: “Clientela tenuta a sapere la durata e la scadenza”
PESCARA. Almeno un centinaio di risparmiatori dell’area metropolitana pescarese rischiano di non riavere indietro i loro soldi. Sono cittadini comuni, lavoratori e pensionati, che qualche anno fa hanno investito il loro gruzzoletto in buoni fruttiferi postali. Per tutti loro, oggi difesi e rappresentati legalmente dal Codacons Abruzzo, la risposta allo sportello dell’ufficio postale è stata la stessa: «Il suo buono è andato in prescrizione, non può più essere riscosso». Per molti, è stato il panico. Si tratta di centinaia di migliaia di euro. Piccole e medie somme messe da parte dopo matrimoni, comunioni, battesimi, pensionamenti o lasciti di familiari. Messi al sicuro in Poste per avere, dopo qualche anno, un piccolo bonus grazie agli interessi vantaggiosi.
E invece il sogno di arrotondare è diventato l’incubo di perdere tutto. E ora non si contano i mandati affidati al Codacons per vincere il braccio di ferro contro Poste italiane. L’associazione dei consumatori ha scritto una “pec” anche al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti chiedendo di aprire un tavolo per trovare una soluzione che soddisfi i risparmiatori beffati.
«Non sono stati forniti regolarmente fogli informativi al momento della sottoscrizione dei buoni fruttiferi per dare piena conoscenza ai clienti del loro diritto a riscuotere le somme e dei limiti di prescrizione», spiega Vittorio Ruggeri, presidente di Codacons Abruzzo. «Almeno nel momento in cui si stava avvicinando la prescrizione del buono, Poste avrebbe dovuto allertare il risparmiatore», aggiunge Ruggeri.
Il fenomeno non è solo pescarese o abruzzese, ma nazionale: «Sì, è un fenomeno ormai massivo, che riguarda 4-500mila famiglie per circa 500 milioni di euro. Quando i numeri sono di tale portata, è inevitabile che dietro ci sia una pratica commerciale scorretta. Tanto che, proprio per questo motivo, Poste è stata sanzionata dall’autorità garante con una sanzione di 1,4 milioni».
Codacons ora si appella al ministro Giorgetti: «Gli chiediamo di attivarsi e creare un tavolo affinché tutte le famiglie che hanno questi buoni possano riscuotere i loro soldi. I buoni fruttiferi postali sono investimenti di famiglie, dei nonni, piccoli risparmi per i figli. È come togliere soldi a un bambino. Il governo deve farsi parte dirigente per fare in modo che vengano restituiti i soldi ai legittimi proprietari. Poste Italiane è privata, ma a partecipazione pubblica. È come se lo Stato frodasse i cittadini. E non è una cosa bella».
LA PEC AL MINISTRO
Del centinaio casi finiti sul tavolo del Codacons è stato informato il ministro con una pec: «Gentilissimo ministro, stiamo per far partire un centinaio di cause contro Poste italiane», ha scritto Ruggeri, «Poiché dopo il provvedimento dell’AGCM, con cui Poste è stata condannata per pratica commerciale scorretta per non aver fornito i fogli informativi al momento dell’emissione dei buoni, e per non aver avvisato adeguatamente i risparmiatori sull’imminente prescrizione dei loro diritti, provvedimento confermato da una sentenza del Tar del Lazio, si sta cristallizzando anche in giurisprudenza il diritto dei risparmiatori alla ripetizione delle somme dovute. Ci chiediamo se fosse possibile arrivare, tramite Lei, ad una soluzione bonaria con Poste», è la sintesi della pec.
Il Codacons chiede quindi di trovare il modo per restituire i soldi ai risparmiatori senza dover passare dalle aule dei tribunali: «Ci sono norme che obbligano Poste a consegnare al cliente fogli informativi e obblighi prescrizionali. Il codice del consumo parla di “diritti ad una adeguata informazione e corretta pubblicità”. Questo significa che tu società devi rendermi edotto del prodotto che sto acquistando», conclude Vittorio Ruggeri, che ribadisce un principio: «Poste significa Stato, non una banca privata o una società che deve massimizzare il profitto. Per questo, bisogna muoversi nel rispetto delle norme a tutela dei cittadini-consumatori».
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PESCARA. «Poste Italiane precisa che durata, scadenza e termine di prescrizione dei Buoni Postali Fruttiferi, essendo stabiliti dalla normativa e dai decreti ministeriali di riferimento, sono da ritenersi conoscibili da parte della clientela».
Così Poste spiega il fenomeno dei buoni fruttiferi prescritti e non più esigibili dai risparmiatori. «In tal senso, la corte di cassazione ha infatti chiarito che la prescrizione opera per effetto dell’inerzia del titolare e non può essere superata invocando generiche carenze informative, né l’eventuale mancata consegna del foglio informativo è sufficiente a fondare una richiesta di risarcimento», prosegue la nota della società, che chiude: «Poste Italiane, sempre impegnata a garantire la dovuta trasparenza e collaborazione con la clientela, rende disponibili presso gli uffici postali e sui propri canali digitali il faldone informativo, gli avvisi e i fogli informativi che evidenziano il termine di prescrizione di dieci anni dalla scadenza del titolo per esercitare il diritto al rimborso».
COSA DICONO LE FAQ
Poste Italiane spiega nelle Faq del proprio sito internet ufficiale come funzionano i buoni: «I Buoni Fruttiferi Postali possono cadere in prescrizione? Sì, i diritti dei titolari del Buono Fruttifero Postale al rimborso del capitale e al pagamento degli interessi si prescrivono trascorsi dieci anni dalla data di scadenza del Buono. I Buoni Fruttiferi Postali, una volta prescritti, non possono pertanto essere più riscossi (vedi anche Comunicato Stampa N° 260 del 30 dicembre 2013 del Ministero dell'Economia e delle Finanze (sito esterno) e Circolare del Ministero del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 3 novembre 2010)», recita il sito di Poste. Che specifica tra buoni cartacei e buoni dematerializzati: «Per quanto riguarda i Buoni Fruttiferi Postali cartacei emessi fino al 13 aprile 2001 e non riscossi entro il predetto termine di dieci anni dalla relativa data di scadenza, si prescrivono in favore del Mef; quelli cartacei emessi dal 14 aprile 2001 e non riscossi entro il predetto termine di dieci anni dalla relativa data di scadenza sono comunicati al Mef ed il relativo importo è versato al Fondo istituito presso il Mef (ai sensi dell’art. 1, comma 345-quinquies, L. 23 dicembre 2005, n. 266). Per quanto riguarda i Buoni Fruttiferi Postali dematerializzati, non decorre il termine di prescrizione in quanto, alla relativa scadenza, vengono rimborsati automaticamente a favore del titolare mediante accredito sul Libretto di Risparmio Postale o conto corrente BancoPosta di regolamento. Per maggiori informazioni consulta l'Avviso Buoni prescritti e l'Avviso alla clientela dei Buoni fruttiferi postali cartacei di prossima Prescrizione e Scadenza». (o.d’a.)

