Manoppello

Cani da tartufo avvelenati, c’è l’appello

13 Febbraio 2026

L’Associazione Tartufai Val Pescara reagisce con fermezza ai ripetuti episodi registrati negli ultimi anni sul territorio: «Grave e inaccettabile»

MANOPPELLO. Esche avvelenate disseminate tra sentieri e tartufaie stanno uccidendo i cani da tartufo e mettendo in ginocchio un’intera comunità. L’Associazione Tartufai Val Pescara reagisce con fermezza ai ripetuti episodi registrati negli ultimi anni sul territorio. A intervenire è il presidente Leo D’Alessandro, che parla di una situazione «grave e inaccettabile».

«L’avvelenamento dei cani non colpisce solo gli animali, ma l’intera cultura e tradizione del tartufo». Nei giorni scorsi il Tribunale di Pescara ha condannato a due anni di reclusione con sospensione condizionale un 78enne di Manoppello finito nel mirino della giustizia per la guerra dei cani da tartufo.

«Questi atti», prosegue D’Alessandro, «oltre a essere un crimine per la legge italiana, feriscono il valore umano, sociale ed emotivo del rapporto tra il cane e il suo conduttore».

L’associazione ribadisce che la ricerca e cavatura del tartufo deve restare un’attività fondata su rispetto, passione e collaborazione tra tartufai. «I nostri ausiliari sono insostituibili come compagni di lavoro e componenti della famiglia. Ogni atto di violenza che possa portare alla morte o che provochi sofferenza nei loro confronti è un fallimento per l’intera comunità».

Da qui, il ringraziamento alle autorità per le indagini svolte e l’invito a mantenere alta la vigilanza «in modo da prevenire il ripetersi di questi atti malvagi, perfidi e incivili».

L’appello si estende a tutti gli appassionati e frequentatori delle aree boschive. «Si chiede anche a tutti gli appassionati, non solo tartufai, di segnalare comportamenti sospetti nelle zone interessate alla ricerca, promuovere le buone pratiche di raccolta, ampliare e rinforzare il rispetto per la legge e l’etica di cerca e raccolta», dice D’Alessandro, «tutelare i nostri cani è un dovere morale che rende dignitosa la nostra storia», dice D’Alessandro, «tutelare i nostri cani è un dovere morale che rende dignitosa la nostra millenaria tradizione riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità».

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