Caso Zappone, cinque indagati: «Un pestaggio per futili motivi»

Chiuse le indagini: per i fratelli Angelo e Paolo De Luca e il genero Giorgini l’accusa è lesioni aggravate. Scatta il favoreggiamento per altri due, il pm: «Hanno taciuto su cosa è accaduto davanti all’officina»
PESCARA. Arriva alla fase della conclusione delle indagini la vicenda della morte di Riccardo Zappone, il 29enne che il 3 giugno dello scorso anno venne pestato dai fratelli Paolo e Angelo De Luca e dal genero di quest’ultimo, Daniele Giorgini.
LA VICENDA Un procedimento nato con la pesante accusa di omicidio volontario che poi però, passaggio dopo passaggio, si è ridimensionato nell’accusa, ma non nel grave e inaccettabile comportamento di quel piccolo “branco” che, come scrissero i giudici del riesame nel concordare sulla posizione del pm Gennaro Varone, volevano far pagare alla vittima «la lesione del loro riconosciuto carisma e rispetto che i tre godevano in quella determinata area cittadina». Un’accusa che si trasformò prima in omicidio preterintenzionale e poi in lesioni personali aggravate, anche perché la perizia del medico legale Cristian D'Ovidio (affiancato dallo specialista Aldo Salvi), concluse che la morte di Zappone, soggetto fragile e tossicodipendente, era stata causata da una dose massiccia di cocaina assunta dalla vittima lo stesso giorno della lite per strada.
IL PESTAGGIO E nel chiudere l'indagine, il pm Varone ricostruisce nel dettaglio la scena del pestaggio e scrive nell'imputazione che i tre «per futili motivi» (consistenti nella volontà di riaffermare il proprio carisma personale contro il soggetto fragile Zappone, il quale, in preda ad una crisi delirante, dovuta ad assunzione di cocaina, si era presentato presso l'officina di Angelo de Luca, molestando e offendendo i presenti) lo sottoponevano ad un violento pestaggio punitivo, in occasione del quale Paolo De Luca, a bordo di una Mercedes, tagliava la strada a Zappone che, incalzato da Angelo, indietreggiava lungo strada Comunale Piana, procurandogli un violento colpo alla schiena; Angelo lo afferrava per il collo facendolo cadere a terra: lì Paolo, sceso dalla vettura, lo colpiva con due pugni al volto; Daniele Giorgini, sopraggiungeva armato di bastone da scopa, con il quale sferrava un colpo alla testa dello Zappone, così violento da spezzare l'asta, cagionando al malcapitato una ferita sanguinante; quindi, mentre Angelo intrecciava le mani dietro la nuca dello Zappone, che in quel momento gli era seduto a terra frontalmente, Giorgini lo colpiva con due calci al tronco posteriore; quindi tutti nuovamente infierivano sullo Zappone steso a terra, così cagionandogli lesioni personali gravi. Con l'aggravante di aver agito in più persone e con uso di arma impropria», e per Paolo De Luca l'ulteriore aggravante di aver commesso il fatto mentre era sottoposto alla sorveglianza speciale.
L’INTERVENTO A POLIZIA L'intervento della polizia, chiamata perché alcuni passanti avevano assistito al pestaggio, provocò un altro trauma a Zappone che, in chiaro stato di alterazione per la cocaina assunta e per la lite appena conclusa, reagì agli agenti che decisero di scaricargli addosso 12 colpi di Taser per poterlo ammanettare (ogni attimo ripreso dalle telecamere della zona). Tutti, medico legale per primo, si preoccuparono di sgombrare il campo da ogni possibile conseguenza delle scariche di Taser in relazione al decesso, episodio che avrebbe potuto accendere polemiche anche e soprattutto a livello politico, perché comunque, in ogni caso, la polizia non aveva ritenuto di far intervenire il 118 che arrivò invece dopo, in Questura, quando Zappone era quasi incosciente nella camera di sicurezza.
LE RICHIESTE Nel corso delle indagini Varone aveva chiesto per i tre la misura cautelare che gli venne però rigettata dal gip Mariacarla Sacco che voleva prima conoscere (e a ragione) la relazione del medico legale, e quindi il pm fece ricorso al tribunale del riesame dell'Aquila che decise per gli arresti domiciliari. Ma il collegio difensivo (dove figurano gli avvocati Gianluca Carlone e Melania Navelli), proprio sulla scorta della relazione medica, fece ricorso in Cassazione che diede ragione al riesame, per cui per i tre scattarono i domiciliari. Nell'avviso di conclusione delle indagini figurano anche Marco Baldacci e Antonio Bressini, accusati di favoreggiamento perché, sentiti dalla polizia, «rappresentavano soltanto l'azione molesta di Zappone, in preda a crisi psicotica, ingrandendola con il falso racconto di avere lo Zappone sottratto ad un passante il carrello della spesa, con il quale avrebbe cercato di colpire Angelo o altri passanti, e tacendo invece il pestaggio cui i tre avevano sottoposto Zappone, così aiutando gli indagati ad eludere le indagini». Attualmente la misura è ancora in atto per Giorgini e Paolo De Luca, mentre Angelo De Luca è tornato in libertà.

