Caramanico: l’affare delle terme fallite, in audizione i gruppi interessati

La politica convoca all’Emiciclo i vertici delle terme di Popoli, dell’Aca e di Torre Canne. In commissione Territorio parte l’esame delle proposte per il rilancio del centro chiuso da 6 anni
CARAMANICO TERME. La politica regionale chiama i tre gruppi interessati a rilevare le terme di Caramanico, chiuse da 6 anni e finite nel girone delle aste giudiziarie sempre deserte per un fallimento da 25 milioni di euro. Domani alle ore 12, nella sala d’Annunzio del palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, è in programma una tornata di audizioni che ha lo scopo di misurare l’intenzione delle società: chi vuole acquistare davvero gli immobili di Caramanico? In commissione Territorio sfilano, in ordine di convocazione, la presidente dell’Aca, Giovanna Brandelli, e gli amministratori unici delle terme di Popoli, Benigno D’Orazio, e delle terme di Torre Canne, Silvio Maresca.
Sono questi i gruppi pronti a farsi concorrenza per un centro termale che faceva segnare oltre 30mila presenze all’anno: il primo a uscire allo scoperto con un’offerta già depositata alla curatela fallimentare è stata la società Terme Inn Popoli che ha messo sul piatto 1,2 milioni, fuori asta, per acquistare il lotto 1, quello che comprende lo stabilimento termale e l’albergo Maiella. L’offerta popolese parla anche di un possibile investimento di 5 milioni di euro per riaprire le terme; anche l’Aca, l’azienda pubblica dell’acqua a Pescara e in altri 71 comuni, compresi Chieti e Silvi, è interessata tanto che lo statuto della società è stato cambiato per ampliare le attività con la possibile gestione di uno stabilimento termale.
L’Aca, con una proposta esaminata nel cda, è pronta a offrire un massimo di 2,5 milioni per lo stesso lotto 1; Torre Canne, storico centro termale pugliese, non corre da solo ma insieme a colossi del calibro di Saturnia, Chianciano e Milano cioè la società Terme & Spa Italia che è interessata a rilevare, oltre al lotto 1, anche il lotto 2 del centro benessere 4 stelle La Reserve circondato dalla montagna della Maiella. In una nota, la società Torre Canne ipotizza un investimento di 15 milioni.
Ma all’acquisto degli immobili è legata un’altra procedura: la gara d’appalto per la concessione ventennale delle sorgenti di Caramanico, acque considerate tra le più salutari in Italia e in Europa. Le sorgenti sulfuree sono note per l’alto grado solfidrometrico, ideali per la cura dell’apparato respiratorio, dermatologico e osteoarticolare. Una gara da 248mila euro, gestita dall’Areacom, l’agenzia regionale dei grandi appalti, con la scadenza spostata per la terza volta e fissata al 24 aprile prossimo: senza la disponibilità delle sorgenti, non sarebbe possibile riavviare l’attività delle terme. Era stata proprio la società di Maresca a chiedere all’Areacom di spostare la scadenza; stessa richiesta anche dal Comune di Caramanico.
Dal fallimento della Società delle Terme della famiglia Masci, dichiarato il 14 ottobre 2021, è la prima volta che si parla di un rilancio delle terme. In questi anni Caramanico ha provato a resistere alla crisi ma ha pagato un prezzo pesante: un lungo elenco di creditori ancora in attesa di soldi, compresi i dipendenti senza stipendi e tfr, 25 negozi e 7 alberghi chiusi, posti di lavoro cancellati, residenti trasferiti altrove e il Comune finito in predissesto per oltre 2 milioni di tasse mai incassate. In audizione, domani, i vertici delle società potrebbero non avere interesse a rivelare i piani per Caramanico: sarebbe concedere un vantaggio ai concorrenti.
La politica vuole sapere ma, per gli immobili che adesso cadono a pezzi, l'ultima parola spetta alla curatela fallimentare: nei giorni scorsi i curatori Michele Pomponio e Carlo Del Torto si sono detti «pronti a valutare ogni ulteriore proposta che sia presentata in maniera rituale e, soprattutto, economicamente congrua e adeguata alla necessità di perseguire il preminente interesse della migliore soddisfazione dei creditori». La trattativa è aperta e dovrebbe chiudersi prima del 24 aprile. L’audizione rientra nel percorso amministrativo avviato con la risoluzione presentata dal consigliere regionale del Pd, Antonio Di Marco.
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