Caso Epstein, i lettini per l’isola degli orrori acquistati a Montesilvano

Dal database emerge ancora l’Abruzzo, sempre estraneo alle violenze ma presente nelle carte. Il finanziere pedofilo faceva acquisti sulla riviera adriatica per arredare il suo atollo caraibico
PESCARA. Dai corsi di cucina ai lettini da spiaggia per l’isola degli orrori. Dai file desecretati di Jeffrey Epstein, l’uomo d’affari newyorkese al centro dello scandalo di pedofilia, ricatti e stupri, emerge ancora l’Abruzzo. Se nei primi due capitoli si parlava di pentole e partiture musicali, il terzo episodio è più materiale: nove lettini da spiaggia partiti da Montesilvano e finiti a Little St. James, l’isola privata del finanziere.
A segnalarlo alla redazione è Fabio Franceschini, 25 anni, pescarese, che ha passato al setaccio il database ufficiale del Dipartimento di Giustizia americano. Il bottino della sua ricerca dice undici documenti, tra mail, conferme d’ordine, bonifici e moduli doganali. Tutto comincia nel 2009, quando qualcuno scrive a Epstein suggerendo l’acquisto di «lettini bianchi per il terrazzo al piano superiore», per sostituire le sdraio scure con arredi più in linea con i cuscini chiari già presenti. A questo punto, il 23 agosto 2011, è Sara Kensington, collaboratrice di Epstein, che decide di contattare l’Ombrellificio Adriamare di Montesilvano (completamente estraneo a ogni vicenda collegata oltre alla semplice vendita). «Sono interessata ad acquistare alcuni dei vostri Modello Rimini… potete indicarmi prezzo, colori e spedizione negli Stati Uniti?». Nei giorni successivi si parla di struttura in legno, tessuto color 5501, modalità di pagamento. «Il mio cliente vuole ordinarne tre per il momento, così potrà vedere il prodotto di persona», si legge in un altro passaggio.
L’indirizzo di consegna è esplicito: Brice Gordon, Little St. James, l’isola dove si sono consumate le violenze di Epstein. Il pagamento avviene tramite bonifico bancario per un totale di 1.215 euro per il primo ordine. L’azienda conferma successivamente la consegna: «Il lettino dall’Italia è su LSJ ed è confermato in perfette condizioni».
L’anno successivo la storia si ripete. Il 7 novembre 2012 parte un nuovo contatto con la ditta abruzzese per un secondo ordine. Questa volta i lettini sono sei. L’8 novembre la conferma dell’azienda viene inoltrata direttamente a Jeffrey Epstein. Il totale della seconda fornitura è di 1.780 euro. Si parla di costi di spedizione, dazi, consegna a St. Thomas.
Il 21 dicembre 2012 la merce viene imbarcata dal porto di Genova con destinazione Isole Vergini Americane. A gennaio 2013 le bolle attestano l’arrivo del carico a destinazione. Il conto finale è semplice: tre lettini nel 2011, sei nel 2012. Totale nove lettini modello “Rimini”, fabbricati a Montesilvano e spediti verso l’isola caraibica diventata simbolo mondiale dello scandalo. Non c’è nulla di illecito nei documenti. Nessuna irregolarità per l’azienda abruzzese, che risulta parte di una normale transazione commerciale, regolarmente pagata e tracciata.
È però un altro tassello, concreto e verificabile, di come Epstein potesse apparire all’esterno come un uomo d’affari qualunque, tra ordini di arredi da spiaggia e dettagli logistici. Sotto quella normalità fatta di bonifici, spedizioni e conferme d’ordine, si nascondeva il sistema di abusi che il mondo sta scoprendo pagina dopo pagina, file dopo file.

