Pescara

Cesare scomparso 10 anni fa, c’è la firma per la morte presunta. I nipoti: “Tante domande senza risposta”

4 Febbraio 2026

Pescara, il caso rimasto aperto. L’81enne Cesare Benedetti uscì di casa per l’ultima volta il 22 marzo del 2015

PESCARA. Dieci anni di silenzio e domande senza ancora una risposta. Che fine ha fatto Cesare Benedetti per adesso ancora nessuno lo sa. Cosa sia accaduto dopo che l’81enne è uscito dalla sua casa in via Lago di Borgiano, a Rancitelli, resta un mistero. Ma intanto per i dodici nipoti dello scomparso dopo dieci anni di ricerche e appelli caduti a vuoto, parte l’iter di dichiarazione presunta di morte dello zio. È questa la richiesta che l’avvocato Marcello Cordoma, legale della famiglia insieme a Katia Ferri, ha richiesto al tribunale di Pescara, che ora si occuperà delle pubblicazioni della richiesta in Gazzetta ufficiale.

LA FAMIGLIA «Ci siamo fatti tante domande in questi anni ma non sappiamo ancora cosa sia successo quel giorno», racconta Nicola, uno dei nipoti di Benedetti. «Negli ultimi tempi era normale, come sempre. Lui aveva il suo carattere particolare». Cesare Benedetti era invalido civile al cento per cento, necessitava di cure costanti e soffriva di vuoti di memoria. Non era la prima volta che si allontanava da casa: in passato si era spinto anche fuori città, ma era sempre stato ritrovato. Quel giorno di fine marzo uscì dalla piccola abitazione dove viveva con la sorella Vincenza (deceduta), e non fece più ritorno. Non aveva con sé documenti, né denaro, né cellulare. Indossava un giubbino grigio con una fascia nera al braccio, una maglia color avana, una camicia a quadri grigia e bianca, pantaloni grigi a quadri e scarpe nere. L’ultimo avvistamento risale a quella stessa giornata, davanti a un bar di corso Vittorio Emanuele, una tappa abituale delle sue passeggiate quotidiane. È l’unica testimonianza certa di una vicenda rimasta sospesa nel tempo. «Siamo ancora tanto perplessi», aggiunge Nicola.

IL FASCICOLO La denuncia di scomparsa fu presentata dalla famiglia il giorno stesso. La Procura aprì un fascicolo, poi archiviato il 15 aprile 2016 dall’allora procuratore aggiunto Cristina Tedeschini. «Non sappiamo se vale la pena riaprire il fascicolo», dice Nicola. «Ha sempre avuto un carattere molto particolare», ricorda il nipote Franco Di Francesco che vive a Tortoreto, «può essersi allontanato ma potrebbe essere anche caduto durante il tragitto». Resta però l’interrogativo più grande: del corpo di Cesare Benedetti non è mai stata trovata traccia. Dieci anni di ricerche e segnalazioni avvolti nel mistero. Gli unici parenti dello scomparso sono i dodici nipoti, che hanno firmato la richiesta di dichiarazione di morte presunta. Un provvedimento che, una volta emesso dal Tribunale, produce effetti giuridici quasi identici a quelli della morte naturale, aprendo definitivamente la successione ereditaria e il trasferimento dei beni agli eredi senza vincoli.

GLI SCOMPARSI Ma quello di Benedetti non è l’unico caso irrisolto nel Pescarese. C’è anche la scomparsa di Giovina Antonella Mariano, detta Gioia, ex dipendente del Comune di Pescara, sparita da Moscufo l’8 marzo di nove anni fa. Il suo potrebbe essere stato un allontanamento volontario: lei stessa parlava con amici e parenti di un imminente viaggio. O forse no. Gioia è uno dei 241 nomi presenti nella lista degli scomparsi in Abruzzo nel 2025. Dal 1974 a oggi sono 1.352 le persone di cui si sono perse le tracce. Volti e storie diventati fantasmi, sottratti alla presenza fisica ma non alla memoria di chi li ha amati, rimasti sospesi in un tempo che non invia ancora risposte.