Concorsi a Pescara, Pettinari e Costantini fanno fronte comune: «Subito la Commissione vigilanza»

I consiglieri comunali di opposizione: «La burocrazia risponde alla politica, non è legale. Masci usa il personale per fini elettorali, ma non può»
PESCARA. L’amministrazione Masci è stata condannata dalla magistratura «all’ordinaria amministrazione»: ciò significa che può adottare solo atti indifferibili e urgenti. Fino alle elezioni dell’8 e 9 marzo, quando 23 sezioni e 14.382 pescaresi saranno chiamati alle urne, sindaco e giunta lavorano con il freno a mano tirato. Anche ogni forma di comunicazione istituzionale deve essere attentamente calibrata e condotta secondo modalità precise, per evitare di oltrepassare i limiti imposti da Tar e Consiglio di Stato. A vigilare su ogni movimento è un’opposizione agguerrita, determinata a ribaltare il risultato elettorale e a sottolineare pubblicamente anomalie e irregolarità. E qualcuno avrebbe già commesso un passo falso. In Consiglio comunale centrosinistra e gruppi civici fanno asse e, compatti, mettono in evidenza quelli che ritengono i primi errori.
A innescare il primo cortocircuito istituzionale sono state le dichiarazioni contenute in un comunicato stampa di tre pagine firmato dal direttore generale dell’Ente, Fabio Zuccarini, in merito alle procedure concorsuali sulle quali, da giorni, anche la Procura sta indagando con un fascicolo aperto. A rompere il silenzio della maggioranza sulle procedure dei concorsi è stato il direttore generale dell’ente, una figura fiduciaria la cui durata «non può eccedere quella del mandato del sindaco», recita l’articolo 108 del Tuel, e che può essere revocata in qualsiasi momento, sempre con atto di giunta.
Allo stesso direttore generale spetta il compito di «attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo dell’ente, secondo le direttive impartite dal sindaco», nonché di «sovrintendere alla gestione dell’ente, perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza». Tra le sue competenze rientrano inoltre la predisposizione del piano dettagliato degli obiettivi e la proposta del piano esecutivo di gestione; nell’esercizio delle funzioni loro assegnate, «i dirigenti dell’ente rispondono al direttore generale», con l’unica eccezione del segretario comunale. Ed è in questo perimetro normativo che si innesta la polemica politica, alimentata dalle dichiarazioni scritte e firmate da Zuccarini. Nel documento il direttore generale illustra nel dettaglio lo svolgimento dei concorsi, dalla prova scritta a quella orale, sottolineando come «l’anonimato sia il cuore e la garanzia delle prove» e che «il merito non ha cognome». Una frase, evidenziata da lui in grassetto, con l’intento evidente di difendere l’ente, travolto da un terremoto politico legato alle graduatorie dei concorsi in cui compaiono nomi di parenti di amministratori. Gli stessi aspetti su cui gli inquirenti vogliono fare chiarezza.
È però nella seconda parte della lettera che il tono del direttore generale cambia, facendosi più diretto. Zuccarini è chiaro: «Mi rivolgo a quanti sono intervenuti in questi giorni nelle sedi istituzionali, sui giornali, sui social e a chi intende alimentare la polemica sulle illazioni». Dichiarazioni che non vanno giù all’opposizione, che in aula serra i ranghi e stringe un fronte comune. Ad aprire il dibattito è il capogruppo civico e candidato sindaco Domenico Pettinari, che ha depositato un «codice etico» per vietare la partecipazione ai concorsi comunali ai parenti degli amministratori in carica. «Non sono in grado di intervenire nel merito dell’emendamento per quanto accaduto oggi», esordisce Pettinari.
«Abbiamo ricevuto un attacco dalla direzione generale dell’ente su un provvedimento politico presentato dal mio gruppo. La direzione generale non è un organo politico e ha attaccato il mio ordine del giorno, richiamando persino articoli della Costituzione: è illegittimo. Non posso accettare che la direzione generale entri a gamba tesa contro una forza politica. Il nostro provvedimento può non piacere ed essere contestato politicamente, ma il direttore generale non può esprimere il suo parere né uscire sulla stampa per attaccare un documento politico», dice Pettinari che rivolgendosi al presidente del consiglio comunale Gianni Santilli, aggiunge: «Lei deve intervenire, perché se passa il principio che tecnici e dirigenti possano attaccare una forza politica e un documento politico, questo è grave. Il direttore generale rappresenta l’ente, sia maggioranza che opposizione, e non può schierarsi contro una forza politica». A proseguire è il consigliere Massimiliano Di Pillo, che elenca le parole utilizzate da Zuccarini nel comunicato, mentre viene richiamato a rispettare i tempi dal presidente Santilli, che dice: «Sì, lo abbiamo letto tutti», riferendosi al comunicato stampa.
Ma l’attacco non si ferma e viene raccolto dall’altro candidato sindaco del centrosinistra, Carlo Costantini. «Le parole di Pettinari sono persino riduttive rispetto a quanto sta accadendo», afferma. «È scandaloso che solo in questo Comune la dialettica politica venga sistematicamente sostituita da risposte della struttura burocratica. Se si parla di mercato, risponde il dirigente; se si parla di concorsi, risponde il direttore generale; a volte fanno rispondere persino l’impresa. Con quale logica la burocrazia risponde alla politica? Questo non è ammissibile nel confronto democratico. Qual è il limite della legalità? Lo stiamo violando», dice Costantini che chiede la convocazione della Commissione vigilanza. L’intervento in aula si chiude con l’applauso dei consiglieri di centrosinistra.
I toni si accendono ulteriormente quando si affronta il tema dello staff e delle spese pubbliche. Pettinari interviene con i numeri alla mano: «Nel bilancio ci sono spese per lo staff che potrebbero essere risparmiate: 70mila euro di indennità e 151mila euro per il personale di supporto agli organi di direzione politica. Spese che comprendono uno staff che oggi non potrebbe più operare per il sindaco. Noi riteniamo che queste somme debbano essere risparmiate e che lo staff vada mandato a casa, anche perché parte di esso viene utilizzata per evidenti manifestazioni di campagna elettorale». Costantini rincara la dose: «Il capo dello staff, pagato con soldi pubblici, partecipa alle riunioni politiche per organizzare la campagna elettorale. Ce ne rendiamo conto? È legale tutto questo? Se si parla del mercato del pesce risponde il dirigente, se si parla di concorsi risponde il direttore generale. Due anni fa, sulla vicenda di via Andrea Doria, fecero rispondere addirittura l’impresa e poi il Rup. Poi si è visto com’è andata a finire».
E ancora: «Perché viene consentito tutto questo? Qual è la logica per cui la burocrazia, pur scelta fiduciariamente dal sindaco, interviene nel confronto politico? Questo non va bene. Qual è il limite della legalità? Lo stiamo superando. Ho lo staff del sindaco, pagato dai cittadini, che fa campagna elettorale per Masci. I collaboratori rispondono alle telefonate con il telefono del sindaco. Il capo dello staff organizza riunioni politiche. È legale? È legale modificare ordinanze su tariffe e parcheggi a ridosso del voto per recuperare consenso? Chi ha autorizzato il dirigente a farlo? E chi ha deciso di rinviare il porta a porta in centro? State gestendo il potere per fini elettorali». La conclusione è durissima: «Masci deve uscire dal Comune perché non è più sindaco. Delegare le risposte politiche a dirigenti e funzionari significa aver perso il senso delle istituzioni».
@RIPRODUZIONE RISERVATA

