Crac Naiadi, condanne confermate: pena di 4 anni e 5 mesi a Serraiocco

Pescara, la bancarotta delle piscine da 7 milioni. In Appello sconto di un mese al commercialista, identificato nell’inchiesta come dominus del fallimento. Non ha inciso la distrazione di beni in leasing, neppure per Di Bartolomeo e Colaneri condannati a 3 anni
PESCARA. Condanne confermate anche dai giudici della Corte d'Appello dell'Aquila per la bancarotta fraudolenta della società Progetto Sport che gestiva lo storico impianto sportivo de Le Naiadi. Anche se, per la precisione, il commercialista Vincenzo Serraiocco (difeso dagli avvocati Eleuterio Simonelli e Ugo Milia) ha ricevuto un piccolo sconto di pena: dai 4 anni e 6 mesi inflitti in primo grado, si è passati a 4 anni e 5 mesi in appello. E questo per l’assoluzione di uno dei capi di imputazione, una delle diverse ipotesi di distrazione di beni in leasing che non hanno peraltro inciso sulla quantificazione della pena degli altri due imputati per i quali è stata confermata in pieno la condanna a 3 anni di reclusione a testa: e cioè per l'amministratore Livio Di Bartolomeo (assistito da Marco Femminella) e per il finanziere Paolo Colaneri (difeso da Alessandro Perrucci).
IL CRAC Dunque, ha retto anche davanti ai giudici di secondo grado il teorema accusatorio confezionato dall'allora pm di Pescara, Andrea Papalia: un crac da 7 milioni di euro che avrebbe avuto nel commercialista Serraiocco il suo principale responsabile. «Nel 2017», aveva sostenuto il pm Papalia nella requisitoria pescarese, «inizia la presa di possesso della nuova gestione e Serraiocco accentra su di sé tutti i poteri e sarà dominus assoluto della Progetto Sport fino alla dichiarazione di fallimento. Questa concentrazione di potere serviva a Serraiocco perché la società rappresentava una miniera d’oro». La difesa ha invece sempre sostenuto che Serraiocco non aveva mai svolto il ruolo di amministratore di fatto e nulla aveva avuto a che fare con l’operazione di concordato. Una delle varie contestazioni riguardava la cessione delle quote della Progetto Sport Nuoto, amministrata da Serraiocco, agli stessi soci per 900 euro complessivi: società che era, secondo l’accusa, la cassaforte delle Naiadi con un fatturato medio annuo di un milione e 600mila euro. Altro aspetto contestato, la distrazione di 450mila euro relativamente ai 750mila euro che aveva erogato la Regione: soldi che, secondo l’accusa, sarebbero stati “nascosti” da Serraiocco alla curatrice fallimentare.
IL RUOLO DELLA CURATRICE. Punto di forza dell’inchiesta è stata proprio la figura di quest'ultima, che si è occupata della fase concordataria e del fallimento, mettendo sempre in evidenza il fatto di essere sempre stata mantenuta all’oscuro di quanto accadeva nella società. Ed a riguardo, nella sentenza di primo grado, viene riportata una frase pronunciata da Serraiocco, nel corso di una conversazione con un funzionario di banca: «si coglie», scrivono i giudici, «come Serraiocco si volesse sottrarre alla vigilanza del commissario giudiziale. Infatti, sollecitato dal bancario che aveva capito come il commissario fosse all'oscuro di tutti i rapporti bancari intrattenuti dalla società in concordato e non avesse ricevuto le rendicontazioni di gennaio e febbraio 2018, nei confronti di questi era sbottato “che c* deve sapere quella è già troppo quello che sa”. La sentenza di Pescara evidenzia anche come l’istruttoria dibattimentale «ha restituito l’evidenza di numerosi indici di fraudolenza delle operazioni poste in essere estranee alla finalità ed al programma del concordato omologato, assolutamente non rispondenti ad un canone di ragionevolezza imprenditoriale, ma confacenti al perseguimento dell'interesse di soggetti giuridici diversi dalla società fallita ed, in ultima analisi, ad un interesse personale degli imputati». E le motivazioni del collegio pescarese sottolineavano come Serraiocco fosse «il principale artefice del disegno predatorio che ha condotto al prosciugamento di tutte le risorse della "Progetto Sport Gestione Impianti srl», deviate, senza adeguate giustificazioni e in assenza di contropartite, a favore di altri organismi societari, riconducibili agli imputati». E adesso non resta che attendere le motivazioni della Corte di secondo grado che comunque ha deciso per la conferma delle condanne per i tre imputati.

