PESCARA
La crisi martella e chiede ossigeno la categoria dell’autotrasporto, che scuote la politica invocando di passare dalle parole ai fatti attraverso misure urgenti. Tra le proposte il rimborso immediato delle accise e la sospensione dei pagamenti fiscali e previdenziali. È un grido d’allarme che arriva da un settore schiacciato tra il caro carburanti, i costi di esercizio e una speculazione «che sta portando l’autotrasporto italiano oltre il punto di rottura. Con il rischio reale che i mezzi rimangano nei piazzali perché il viaggio costa più del guadagno».
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È questa la fotografia emersa sabato pomeriggio a Pescara, durante l’assemblea regionale delle imprese aderenti a Cna Fita Abruzzo, la sigla che riunisce soprattutto piccole e micro aziende dell’autotrasporto abruzzese.
La riunione restituisce quello che sembra un bollettino di emergenza economica. Quando va in sofferenza l’autotrasporto, infatti, il contraccolpo si scarica subito lungo tutta la filiera, dal costo delle merci alla distribuzione, fino ai prezzi finali per famiglie e consumatori.
L’incontro ha visto la presenza anche dei vertici nazionali dell’associazione, con il presidente Michele Santoni e il coordinatore nazionale Mauro Concezzi. Con loro il direttore regionale della Cna Abruzzo, Silvio Calice, il presidente regionale di Cna Fita, Riccardo Colazilli, la presidente di Mestiere Merci, Raffaella Pierangelo, la coordinatrice regionale Annagloria Ambrosini, oltre alla presidente e al direttore di Cna Pescara, Linda D’Agostino e Luciano Di Lorito.
«In appena poche settimane abbiamo assistito a un’impennata senza precedenti del costo del carburante, danno collaterale di una guerra che non abbiamo voluto», ha detto Mauro Concezzi, coordinatore nazionale di Cna Fita. «Abbiamo avuto ascolto, ma purtroppo le misure messe in campo dall’Esecutivo sono state rapidamente vanificate dalle manovre speculative che continuano a imperversare sul costo del carburante». Da qui la richiesta di interventi «più strutturali», da inserire già nella prossima manovra di bilancio, con sgravi e strumenti in grado di alleggerire davvero la pressione sulle imprese.
Il quadro generale, intanto, racconta una pressione che va oltre l’autotrasporto. L’ultima rilevazione del Codacons segnala in Abruzzo un prezzo di 2,395 euro al litro per il gasolio servito applicato da un distributore sulla statale 5 bis, in provincia dell’Aquila: il dato più alto della regione. Secondo la Cgia di Mestre, inoltre, il rincaro energetico potrebbe tradursi per famiglie e imprese abruzzesi in un aggravio complessivo da 333 milioni di euro. Nei giorni scorsi anche la Cna ha lanciato un allarme più ampio sul sistema delle piccole imprese italiane: circa 300mila attività, con oltre 1,5 milioni di dipendenti, sarebbero esposte a una nuova impennata dei costi energetici. Tra i comparti più vulnerabili figurano proprio l’autotrasporto, ma anche lavanderie, meccatronici, centri estetici, lavorazione del vetro, della ceramica e del ferro. Tutti settori in cui l’energia pesa in modo diretto sui costi di produzione. Se la crisi nel Golfo dovesse protrarsi, il rischio di una nuova mazzata sui bilanci aziendali diventerebbe molto concreto. Per questo da Pescara la richiesta alla politica è di abbandonare la logica degli annunci e affrontare il problema per quello che è: un’emergenza che si muove insieme su carburanti, energia, inflazione e tenuta delle imprese. Il mondo dell’autotrasporto, ieri, ha fatto sentire la sua voce e chiesto risposte immediate. Il tempo delle attese è già finito.