Pescara

Delitto Alina, c’è l’Appello: la Procura chiede l’ergastolo, la difesa di De Martinis punta all’assoluzione

17 Marzo 2026

Alina Cozac morta in casa a Spoltore: il compagno Mirko De Martinis condannato a 18 anni per omicidio preterintenzionale. Il legale: “Ora una nuova consulenza medica”. Si torna in aula il 24 aprile
 

PESCARA. Fissato al 24 aprile il processo davanti ai giudici della Corte d'Assise d’Appello per Mirko De Martinis, condannato dai giudici dell’Assise di Chieti a 18 anni di reclusione per aver ucciso, per strangolamento, la sua compagna Alina Cozac (40 anni).
I giudici di primo grado hanno optato per un omicidio preterintenzionale, con una motivazione che ha scontentato tutti: l’accusa, sostenuta dal procuratore Giuseppe Bellelli e dall’aggiunto Anna Rita Mantini che aveva chiesto la condanna all’ergastolo per l’imputato per omicidio volontario e aggravato, e la difesa, che ritiene De Martinis meritevole della piena assoluzione.
Una sentenza contestata perché in sostanza afferma che l’imputato aveva sì stretto al collo la donna la notte tra il 22 e il 23 giugno del 2023 nella loro casa di Spoltore, ma non con la volontà di ucciderla.
La procura ha depositato un ricorso al vetriolo contro quella decisione, ma anche la difesa (oggi sostenuta dall’avvocato Antonio Di Blasio che è subentrato al foggiano Michele Vaira dopo la sentenza di primo grado) attacca quelle motivazioni arrivando a chiedere una parziale rinnovazione del dibattimento per chiarire le questioni mediche, compreso l’intervento dei soccorritori, sostenendo l’assenza di qualsiasi movente che invece l’accusa ha individuato nella volontà della donna di lasciare il compagno.
Nel chiedere l’assoluzione con formula piena per De Martinis, il suo legale definisce le conclusioni della Corte chietina «non conferenti e pertanto meritevoli di ampia riforma».
L’avvocato Di Blasio, in sostanza, contesta in particolare le cause della morte «ascrivibili a una manovra del De Martinis quale autore di una sconsiderata stretta da posizione laterale al collo della vittima, che ha innescato una sequenza fisio patologica che ha portato la vittima all'arresto cardiaco e poi alla morte».
Stando al suo ricorso, «questa conclusione della Corte di primo grado appare del tutto apodittica ed illogica per non dire incredibile per una serie di argomentazioni che pure la Corte in vari passaggi ribadisce, ma che poi non considera nella valutazione finale».
La difesa dell'imputato contesta quanto in motivazione, in relazione a una lite tra i due la notte del delitto (questione peraltro affrontata anche dall’articolato ricorso della procura di Pescara). La Corte parla di un «menage familiare tranquillo, per poi ribadire all’opposto che ci sia stata una esplosione di rabbia per una discussione improduttiva protrattasi lungamente nella notte su cui però mancano prove. Si tratta dunque di una mera illogica idea dell’estensore non suffragata da alcun elemento».
L’avvocato Di Blasio, per giustificare le cause del decesso, riprende la questione delle preesistenti patologie della donna, ipotizzando «manovre di soccorso estremo poste in essere dagli operatori sanitari che furono probabilmente mal eseguite e che produssero (ovviamente non volute) la morte della poveretta».
Nel ricorso si evidenziano le questioni mediche e le due opposte conclusioni cui giunsero i consulenti di parte, nonché la superperizia voluta dalla Corte che, secondo la difesa, lascerebbe come possibili entrambe le posizioni dei colleghi. «Riteniamo», si legge nel ricorso, «che la certezza giuridicamente apprezzabile della posizione accusatoria non venga convalidata con sicura certezza dai consulenti della Corte che, pur condividendo vari argomenti scientifici dei consulenti della difesa, ritengono di bassissimo livello tali argomenti e non li tengono a nostro avviso in debita considerazione, definendo infine la verosimiglianza per asfissia meccanica alta e quella cardiaca minima se non aleatoria. Resta il fatto che la Corte, pur in assenza di una chiarezza scientifica, ritiene l’imputato colpevole seppur per una più blanda violazione penale di quella contestata all’origine». Ed è per questo che nel ricorso la difesa chiede «una parziale rinnovazione del dibattimento per una nuova perizia medico legale atta a fugare i dubbi e le contraddizioni delle precedenti e l’esame ex novo del personale del 118 a chiarimenti delle operazioni di soccorso svolte».

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