Difendiamo oggi il diritto a essere informati domani

Le edicole devono essere considerate presidio di pubblica utilità: l’editoriale del direttore
PESCARA. Dunque si può fare: quello che da giorni stiamo chiedendo che accada alle edicole in Abruzzo, è appena successo a Firenze, dove il Comune ha preso un provvedimento esemplare: ridurre del 70% la tassa di occupazione di suolo pubblico di tutti i veri giornalai. Certo, come leggerete nella nostra cronaca all’interno di questo giornale – come è giusto che sia – ci sono delle condizioni che devono essere osservate, e persino delle indicazioni sulla crescita delle edicole che potrebbero essere utili a tutti noi. È necessario in primo luogo – dunque – che quelle rivendite a cui si fa lo sconto siano edicole sul serio, è necessario che quelli beneficiati siano degli esercizi “a vendita prevalente” di giornali e riviste.
E questo perché in molti centri (Roma e Firenze, purtroppo sono un pessimo esempio), i giornali sono stati trasformati in una sorta di camouflage, una mascheratura per coprire altre attività. In molti luoghi della capitale, per esempio, gli antichi chioschi in stile decò che abbiamo imparato ad amare, sono stati occupati, trasformati in rivendite di chincaglierie e souvenir orribili, gestiti da manovalanza sottopagata e non qualificata. C’è un caso addirittura clamoroso, quello dell’edicola più vicina alla politica, quella della Galleria Sordi di Roma, affacciata proprio su Palazzo Chigi, oggi trasformata in un espositore di magneti da frigo e orribili mini Colosseo di gesso.
E invece noi (anche e soprattutto in questa regione, dove questi fenomeni per fortuna non hanno attecchito), dobbiamo fare esattamente il contrario: dobbiamo intervenire ora non per “salvare” gli edicolanti, perché questo verbo ricorda la campagna in difesa di qualche specie in estinzione, un panda o una foca monaca, ma – piuttosto – aiutarli e sostenere i venditori di giornali in questo momento di delicata transizione, che riguarda sia loro che tutta l’editoria: sono tanti gli esempi (penso a Manoppello, l’ultima edicola arrivata della regione: auguri) in cui nuove rivendite e nuove gestioni riescono a fare benissimo.
In paesi in cui si va a caccia di lavoro, con un basso investimento, chi ha voglia di lavorare può tornare una nuova fonte di reddito. Ed è questa la seconda parte interessante che leggerete nella delibera: e cioè l’incentivo a fornire diversi servizi (dai pacchi ai pagamenti Mav, alla possibilità di ospitare pubblicità) che sono compatibili con i prodotti editoriali, e che rimpolperebbero gli incassi mensili. Quindi un consiglio ai comuni: copiate Firenze, riconoscete la pubblica utilità di questo servizio.
E questa è l’emergenza. Ma in prospettiva serve di più, e speriamo che la legge regionale sull’editoria arrivi presto per sostenere tutta la filiera. Bisogna porsi la domanda di quanto costi portare i giornali e le riviste nei piccoli centri dell’interno ad editori e distributori, e di come il diritto dei cittadini ad essere informati non sia un optional, ma un diritto di cittadinanza. Abbiamo davanti a noi, purtroppo un brutto spettro: quello che sta accadendo in Molise.
Nella regione confinante, in queste ore, decine di edicole che non sono più servite dalla distribuzione, con tagli di punti vendita che corrispondono a decine e decine di lettori che ormai non possono più procurarsi nulla di ciò che desiderano leggere. Ecco perché – per evitare il caos distruttivo e deregolato del Molise – non bisogna mai pensare: “Da noi non può accadere”. Ma semmai il contrario: immaginare come faccio ad evitare che possa accadere da noi, sotto gli occhi di una politica impotente oppure titubante nel momento in cui bisogna spendere, decidere e agire. Intervenire oggi, aiuta a difendere il diritto ad essere informati domani.
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