Dubai, la giornalista Jenny Viant Gomez: “Inimmaginabile quanto accaduto, ora c’è il bisogno di tornare alla normalità”

La testimonianza della professionista cubana, attiva anche come comunicatrice del vino e sommelier: “Per il comparto del turismo la ripresa diventerà molto più complicata”
PESCARA. La giornalista e sommelier Jenny Viant Gomez, attiva come comunicatrice del vino a tutto tondo, è stata a Dubai quattro volte negli ultimi quindici anni. L’ultimo viaggio risale a un paio di mesi fa. Ci siamo fatti raccontare, in base alla sua esperienza, cosa ha visto nella città emiratina e, soprattutto, quali potranno essere adesso gli sviluppi futuri dopo l’attacco subito.
Come descriverebbe Dubai?
“Dubai è un vero melting pot. La prima volta ci sono stata nel 2012, dopo di che ci ho fatto ritorno con cadenza triennale. Mancavo dal periodo precedente all’Expo. Questa volta l’ho visitata per quindici giorni, tra dicembre 2025 e gennaio 2026, insieme a mio marito. Ho ritrovato una città pulsante e affollata, piena di attrazioni”.
Quali?
“Ce ne sono tante: l’innovativo Museo del Futuro, il panoramico Dubai Frame, la 25 Jump Street e l’area residenziale semipedonale City Walk, dove passeggiare all’aperto evitando gli smisurati e arcinoti centri commerciali. Sulla Sheikh Zayed Road, strada a scorrimento veloce di 14 corsie, a pochi chilometri di distanza dal celebre Burj Khalifa, procede a pieno regime il cantiere del Burj Azizi. Il palazzo sarà il secondo grattacielo residenziale più alto del mondo, ubicato nel distretto del World Trade Center”.
Ha avuto l’impressione che potesse scoppiare un attacco da un momento all’altro?
“Assolutamente no. Lavoratori e turisti (pochissimi italiani al momento della mia visita) restituivano il senso di cosmopolitismo che nel tempo ha assunto questo emirato, rendendolo il più attrattivo dei sette. Benché per la sua natura geopolitica sia di fatto in una posizione strategica e vulnerabile nel Golfo Persico, tra i fattori di richiamo ha sempre spiccato la sua sicurezza. Fino agli accadimenti recenti, che nessuno avrebbe mai immaginato. Tantomeno a gennaio 2025”.
Ha sentito qualcuno in queste ore?
“Alcuni dei residenti in loco, con cui ho avuto modo di relazionarmi di recente, dopo l’alert che intimava ad avere la massima cautela, ora sentono l’esigenza di ritornare alla “normalità” ripristinando le consuete abitudini lavorative. Alcuni di quelli che lavorano da remoto scelgono di spostarsi verso le zone desertiche. È evidente che per il comparto del turismo e l’indotto, settori oggetto di ingenti investimenti, la ripresa diventerà molto più complicata. L’auspicio di una solida stabilità politica è cruciale per l’economia di quell’area, che ha indubbie ricadute sulle dinamiche mondiali”.
A proposito della crisi in Medio Oriente è un momento difficile anche per il mondo dell’enogastronomia abruzzese, considerando che Marco Scarinci, export manager di Fantini Wines, in queste ore è intrappolato ad Abu Dabhi.
“Sì, e mi dispiace tantissimo. So che era in vacanza insieme alla fidanzata. Spero che la situazione possa risolversi al più presto, ovviamente per il meglio”.
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