Fabiana, solo porte in faccia: «Senza casa perché sono trans»

8 Dicembre 2025

Già vittima di un’aggressione, la 34enne cerca una sistemazione a Pescara: «Ho risposto a 50 annunci, dicono che non vado bene». Sul caso interviene l’associazione Medea

PESCARA. «Mi sento distrutta, non riesco più a vivere così». Non le è bastata l’aggressione fisica subita lo scorso settembre. Adesso, per Fabiana Gelsomino, transgender di 37 anni originaria di Manfredonia – e da cinque anni residente nel capoluogo adriatico – arriva un’altra ferita, meno evidente ma altrettanto dolorosa: l’impossibilità di trovare una casa in affitto «perché non “adatta” a certi condomini». Una discriminazione che, nella maggior parte dei casi, rimane nascosta fra i silenzi di chi la compie e la vergogna di chi la subisce. Ma non questa volta: Fabiana, dopo aver contattato invano – da fine settembre – più di 50 proprietari, sceglie di dare voce a un dolore che, spesso, rimane chiuso nel privato, in quel limbo dove la discriminazione si nasconde mentre l’indifferenza continua a prosperare. E la sua denuncia arriva con la stessa determinazione con cui, insieme alla transgender Mia Cardellicchio, aveva raccontato al Centro l’aggressione subita lo scorso 19 settembre quando, alle 21.30, un uomo l’ha seguita da piazza Santa Caterina fino all’ingresso di casa, per poi colpirla con calci, sputi, pugni in testa e graffi.

LA DOPPIA AGGRESSIONE

Lo scorso 19 settembre, intorno alle 21.30, Fabiana si trovava in piazza Santa Caterina quando, uno sconosciuto, ha iniziato a insultarla e a sputarle addosso, rivolgendole frasi discriminatorie: «Trans, vieni qui, fai schifo, ti devi vergognare». Ancora tremante, Fabiana chiama Mia per chiederle aiuto e quest’ultima, appena ricevuta la chiamata, si dirige verso casa della vittima per prestarle soccorso. Ma non finisce qui: appena mezz’ora dopo dalla prima aggressione, alle 22, avviene la seconda. Mia e suo marito parcheggiano di fronte al Bingo quando, due parcheggiatori abusivi – ubriachi e con bottiglie di birra in mano – iniziano a insultarli e a seguirli fino all’uscita del parcheggio. «Che bella coppia che siete. Girati, trans, sto parlando conte».

LA DENUNCIA

Quando la notizia esce sul Centro il 25 settembre scorso, associazioni epolitica simobilitano per sostenere le due donne e, fra i primi a intervenire, c’è Francesco Longobardi, presidente dell’associazione Medea odv: ente non governativo accreditato alla Camera dei Deputati. Longobardi contatta le due vittime offrendo assistenza legale gratuita e così, lo scorso 28 novembre, l’avvocato Manuela De Cristoforo deposita una querela per loro conto: l’atto segna l’inizio di un procedimento penale volto a garantire giustizia alle vittime individuando i responsabili dell’aggressione. «Si tratta di un episodio gravissimo, che non può essere ridotto a una semplice lite tra privati», dichiara l’avvocato De Cristoforo, «abbiamo chiesto che venga constatata l’aggravante prevista dalla legge Mancino e, inoltre, che si proceda con urgenza all’identificazione degli autori». In particolare, l’articolo 604-ter del Codice penale prevede un aumento di pena fino alla metà se, il reato, è stato commesso per finalità di odio o discriminazione. La sua applicazione, tuttavia, resta complessa: la norma non fa alcun riferimento esplicito all’identità di genere, ma solo a motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, rendendo la sua estensione alle persone transgender oggetto di interpretazione giurisprudenziale. Per il legale delle due vittime, però, il punto è chiaro: «È fondamentale che la giustizia riconosca la matrice discriminatoria di questo episodio, perché non si tratta solo di un’aggressione fisica, ma di un attacco alla dignità e all’identità delle persone trans».

L’AFFITTO NEGATO

La vicenda, purtroppo, non si esaurisce con le aggressioni: «È da fine settembre che sono alla ricerca di un monolocale in affitto, ma nessuno è disposto a darmelo», dichiara Fabiana, «appena i proprietari scoprono che sono una donna trans trovano scuse o mi dicono: “Non sei gradita”. Mi è anche stato detto che non sono “adatta” per certi condomini e questo nonostante abbia mostrato un contratto a tempo indeterminato e una busta paga di duemila euro». A rendere la situazione ancora più drammatica, il fatto che l’appartamento in cui vive – e di cui non è proprietaria – andrà all’asta martedì 16 e, entro il 1° agosto, Fabiana dovrà lasciarlo. «È da cinque anni che vivo in questo monolocale e posso garantire che non ho mai pagato in ritardo, sempre puntuale. La proprietaria non mi ha nemmeno avvisata dell’asta: un giorno qualsiasi mi ha suonato l’ufficio giudiziario e, così, ho scoperto tutto. Per questo motivo mi sono mossa subito per trovare casa perché, già cinque anni fa, non ci riuscivo. Hanno paura che non paghi l’affitto o peggio, credono che mi prostituisca». Nel tentativo di superare le diffidenze, Fabiana ha chiesto a un amico di aiutarla. «Nessuno mi dava l’appuntamento e così ho chiesto a Simone – la persona che in questo momento mi è più vicina – di fingere di essere il mio fidanzato. E ha funzionato: insieme abbiamo ottenuto il primo appuntamento, ma appena il proprietario mi ha vista dal vivo, è scomparso». Anche il presidente Longobardi, conferma la difficoltà nel reperire un alloggio per Fabiana: «Trovare un affitto a Pescara, per una donna transgender, è complicato se non impossibile: i proprietari hanno paura che non paghi. Stiamo provando in tutti i modi, ma nemmeno noi riusciamo a trovare una casa e siamo molto preoccupati».

L’APPELLO DI MEDEA

«Fabiana ha urgente bisogno di aiuto. Chiediamo ai lettori, ai proprietari, agli agenti immobiliari, a chiunque possa offrire una soluzione concreta, di aiutarci. Offrire una casa non è solo un gesto di generosità: è un attodi civiltà».

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