Il geologo: «La faglia si può attivare bisogna studiarla subito»

25 Gennaio 2017

Adamoli (Società geologica italiana) parla del rischio sismico sui Monti della Laga «Niente “effetto Vajont” ma una forte scossa può rompere la diga di Rio Fucino»

TERAMO. Anche la sezione di geologia ambientale della Società Geologica Italiana prende posizione sull’allarme lanciato dalla Commissione grandi rischi. L’argomento peraltro è stato trattato qualche mese fa dalla sezione in un convegno organizzato in Abruzzo – non a caso a Crognaleto – sul tema "Il rischio sismico nell'alta Valle del fiume Vomano: la faglia dei Monti della Laga".

«Nell'estremo settore sud-occidentale della catena del Gran Sasso e sul versante occidentale dei Monti della Laga, sono presenti due faglie estensionali, ben note in letteratura, la "faglia delle Tre Selle" e la "faglia dei Monti della Laga"», scrive il coordinatore nazionale della sezione di geologia ambientale Leo Adamoli, «le quali mostrano chiare evidenze di attività tettonica recente (faglie attive e capaci). Lungo la faglia delle Tre Selle, che borda a meridione il tratto di catena Monte Corvo - Pizzo d'Intermesoli - Corno Grande, la magnitudo Mw massima attesa è stimata pari a 6.9. In riferimento alla faglia dei Monti della Laga (borda ad occidente l'omonima catena e si sviluppa, nell'estremo settore meridionale, lungo il confine tra il comune di Crognaleto ed il comune di Campotosto), studi ed analisi paleosismologiche hanno già da tempo accertato che tale segmento di faglia si è ripetutamente attivato negli ultimi 8000 anni, e tale faglia nell'attuale sequenza sismica in atto nella provincia dell'Aquila ha dato origine, lo scorso 18 gennaio, ai 4 eventi sismici di magnitudo Mw variabile da 5.0 a 5.5.L'assenza di terremoti storici importanti (Mw >6 ), riferibili all'attivazione della faglia dei Monti della Laga, consente di definire tale sorgente sismogenetica (similmente alla faglia delle Tre Selle) come "silente" in epoca storica, ma non si può naturalmente escludere la possibilità di futuri forti terremoti con magnitudo Mw massima attesa pari a 6.5 - 6.7 e quindi un elevato livello di pericolosità sismica per le aree prossime a tale sorgente».

A tale proposito Adamoli ricorda che la "faglia dei Monti della Laga" corre a breve distanza (circa 160 metri) dalla diga di Rio Fucino del lago di Campotosto (224 milioni di metri cubi d'invaso) e che in caso di rotture di faglia in superficie (massimo rigetto superficiale atteso intorno al metro), i possibili gravi danneggiamenti e comunque l'eventuale rottura della suddetta diga in calcestruzzo, alta 44 metri, «causerebbe un'onda di piena lungo il Rio Fucino, e quindi sul fondovalle del fiume Vomano, le cui conseguenze non sono ancora state adeguatamente valutate e mitigate». Il geologo esclude invece la possibilità di importanti fenomeni franosi che, coinvolgendo i rilievi circostanti il lago di Campotosto, possono dare corso ad un "effetto Vajont": non sussistono le condizioni geomorfologiche e geologico-strutturali necessarie per il verificarsi di tale evento.

«Si segnala infine l'urgente necessità di ulteriori indagini e studi sulla "faglia dei Monti della Laga" e naturalmente sulla diga del Rio Fucino sia per un'approfondita analisi degli scenari di rischio sia per una attenta valutazione delle eventuali variazioni che lo svuotamento più o meno rapido del bacino artificiale potrebbe apportare allo stato tensionale della faglia stessa», conclude il coordinatore nazionale della sezione di geologia ambientale.

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